INES 3, un equivoco italiano

Sui media italiani si è diffuso un equivoco nel riportare la notizia sulla valutazione di una perdita di sostanze radioattive alla centrale di Fukushima.

La scala INES in italiano. Fonte: Wikimedia.

La notizia oggetto dell’equivoco è questa:

il 21 agosto l’Autorità per la regolamentazione del nucleare del Giappone (NRA), ha classificato al livello 3 della scala INES una fuga di acqua fortemente radioattiva da un serbatoio della centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi.

La scala INES, o scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici, è una convenzione che serve a classificare in modo generico la gravità di un evento legato al trasporto, allo stoccaggio o all’utilizzo di materiale radioattivo.
La scala ha sette livelli ed è logaritmica: ogni livello cresce in maniera esponenziale rispetto al precedente, in base alla quantità di emissioni radioattive, alla loro diffusione e alle conseguenze prodotte dall’evento.

L’equivoco
In Italia diversi media hanno dato la notizia in questione riportando correttamente che l’evento radiologico di Fukushima Daiichi è stato valutato al livello 3, eppure hanno detto anche che si è trattato di un “incidente grave”.
Un “incidente grave” corrisponde al livello 6 della scala INES. Ma dato che la valutazione dell’evento è di livello 3, si tratta di un “guasto grave”.

La scala INES in inglese. Fonte: Wikimedia.

L’equivoco è dovuto al fatto che in inglese il livello 3 è definito un “serious incident“, che in italiano è chiamato “guasto grave”.

La parola inglese “incident” è stata tradotta in italiano con “incidente” invece che con “guasto”, termine più appropriato, come si può constatare dalle illustrazioni della scala INES in inglese e in italiano, e dalle relative pagine di Wikipedia (raggiungibili cliccando sulle illustrazioni).

Naturalmente si tratta di un piccolo equivoco linguistico, che però cambia il contenuto dell’avviso dell’NRA, perché sulla scala INES la differenza tra un “incidente grave” e un “guasto grave” è piuttosto significativa.

La crisi è comunque grave
Al di là dell’equivoco italiano sull’INES 3, la crisi di Fukushima resta comunque grave, ancora lontana da una soluzione e potenzialmente molto pericolosa.

Più di due anni fa, il 12 aprile 2011, l’incidente catastrofico di Fukushima era già stato classificato complessivamente al livello più alto della scala INES, il 7.
Se dopo di allora fosse stato emesso un avviso INES per ogni evento radiologico alla centrale di Fukushima, nei due anni e mezzo trascorsi dall’inizio della crisi, probabilmente la lista degli avvisi INES per Fukushima Daiichi oggi sarebbe lunga.

Inoltre, le perdite d’acqua contaminata non sono una novità nella centrale. Pertanto, il recente avviso INES 3 non è tanto indicativo di un cambiamento drastico della realtà di Fukushima Daiichi, ma è piuttosto un nodo venuto al pettine. La segnalazione ufficiale mostra quanto il protrarsi della crisi nucleare proceda, mal gestita, nell’instabilità dell’impianto devastato.

Forse l’aspetto più rilevante della notizia sulla valutazione dell’NRA è che, per la prima volta dal 2011, un’autorità giapponese di vigilanza del nucleare abbia segnalato un’allerta INES per un evento a Fukushima Daiichi. L’annuncio è un allarme, per una crisi che ormai sembra ufficialmente ingestibile.

Tutto sommato, l’equivoco linguistico di alcuni media italiani ha prodotto un errore che in qualche modo coglie la realtà di Fukushima: la crisi è in corso ed è ancora complessivamente grave.


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