Osservatorio sulla crisi nucleare a novembre 2012

Dal 1950, la tecnologia e la mentalità dell’industria nucleare sono cambiate poco.

Fukushima Daiichi vista da sud, 16 marzo 2011, 10:00 JST. Fonte: TEPCO.

16 marzo 2011, 10:00 JST. Fumo dal reattore 3 della centrale nucleare Fukushima Daiichi. Fonte: TEPCO.

Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2012
Tokyo Electric Power Co (TEPCO), il gestore della centrale nucleare Fukushima Daiichi, ha annunciato che i dati sulle radiazioni raccolti durante la fase iniziale dell’incidente di Fukushima, e che finora erano rimasti in parte non accessibili al pubblico, sono ora disponibili sul sito web dell’azienda. Con le sue tardive concessioni, TEPCO continua a manifestare la sua indifferenza verso il pubblico.
Secondo un articolo pubblicato da Greenpeace, la tecnologia nucleare è vecchia e dal 1950 si è evoluta poco, come le opinioni che alcuni dei suoi promotori hanno dei potenziali “clienti” del nucleare.

Questo mese segnaliamo anche un saggio critico di Cinzia Cimalando (Backyard World è citato tra le fonti) sulla paura nucleare nel cinema giapponese di Atsushi Funahashi e Akira Kurosawa, e un articolo di Toshio Miyake, pubblicati sulla rivista Cinergie.


RASSEGNA STAMPA
Articoli, analisi, approfondimenti e commenti degli osservatori internazionali:

  • Radiografie della paura nucleare
    Questo saggio critico esplora due rappresentazioni cinematografiche dell’eredità nucleare nel Giappone contemporaneo: Nuclear Nation (2011) del regista Atsushi Funahashi e Testimonianza di un essere vivente (Ikimono no kiroku, 1955) diretto da Akira Kurosawa. Due radiografie della paura nucleare1 e dei suoi effetti sull’essere umano, due esempi fra quelli possibili, uno nell’ambito del film documentario e l’altro del cinema di fiction. Ognuno di essi, pur dissimili per periodo di produzione, composizione e realizzazione, propone con forza una lucida disamina della difficile condizione dell’esperienza del disastro nucleare, attraverso una narrazione convincente, uno stile cinematografico fluido e un punto di vista intellettualmente valido.
    Cinzia Cimalando, Radiografie della paura nucleare: Nuclear Nation di Atsushi Funahashi e Testimonianza di un essere vivente di Akira Kurosawa. Cinergie No 2 (Orienti e Occidenti), novembre 2012. ISSN 2280 9481

  • Il nucleare nelle culture popolari giapponesi

    Inono, “Poster sul mito della sicurezza nucleare”, aprile 2011. Fonte: Inono, Pixiv.

    Il tragico incidente alla centrale nucleare di Fukushima l’11 marzo 2011 ha messo in evidenza un apparente paradosso. Com’è stato possibile nel Giappone postbellico l’affermazione di un consenso così egemone intorno alle politiche energetiche sul nucleare, nonostante sia l’unico paese al mondo ad aver esperito bombardamenti atomici sulle proprie città? Come si è arrivati alla costruzione di ben 54 impianti nucleari in un piccolo arcipelago ad altissimo rischio sismico e così densamente popolato?
    Toshio Miyake, Desideri nucleari: convergenze mediatiche nelle culture popolari giapponesi. Cinergie No 2 (Orienti e Occidenti), novembre 2012. ISSN 2280 9481

  • Ancora errori nei dati di previsione sulle radiazioni
    L’Autorità giapponese per la regolamentazione del nucleare (NRA) ha fatto altri errori, dopo quelli riscontrati a fine ottobre, nelle mappe di previsione della diffusione di sostanze radioattive nel caso di un grave incidente nucleare, ma il controllore del settore nucleare ha detto che questi errori non pregiudicherebbero i piani di evacuazione.
    Jin Nishikawa, Yet again, data errors discovered in radiation forecast maps. Asia & Japan Watch, 23 novembre 2012.

  • TEPCO aggiunge all’archivio online dati mancanti sulle radiazioni
    Fukushima Daiichi vista da sud, 16 marzo 2011, 10:00 JST. Fonte: TEPCO.

    16 marzo 2011, 10:00 JST. Fumo dal reattore 3 della centrale nucleare Fukushima Daiichi. Fonte: TEPCO.

    I dati di monitoraggio delle radiazioni dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi registrati tra le 9 del mattino del 15 marzo e le 23:00 del 3 aprile 2011, erano finora rimasti parzialmente non disponibili al pubblico. Il 19 novembre Tokyo Electric Power Co. (TEPCO) ha pubblicato sul suo sito web i dati mancanti raccolti nel 2011, durante la fase iniziale della crisi nucleare.
    I dati in questione riguardano le letture delle stazioni di monitoraggio delle radiazioni della centrale nucleare N° 1 di Fukushima (Daiichi) e della centrale N° 2 di Fukushima (Daiini), situata a 12 chilometri a sud della centrale devastata.
    Le registrazioni mostrano che alle 9:40 del mattino del 16 marzo 2011, i livelli di radiazione sono quadruplicati bruscamente (80 microsievert all’ora). L’aumento di radioattività potrebbe essere stato causato da una fuoriuscita di sostanze radioattive dal reattore n° 3 della centrale nucleare Fukushima Daiichi, dato che quello stesso giorno ci fu un calo di pressione nel vaso di contenimento del reattore.

    Asahi Shimbun, TEPCO adds missing radiation data to online archive. Asia & Japan Watch, 20 novembre 2012.

  • Dopo il terremoto del 2011, un nuovo studio ripensa la teoria sismica
    Il devastante terremoto giapponese del marzo 2011 ha scosso profondamente l’attuale teoria sismica, costringendo gli scienziati a considerare la possibilità di terremoti importanti lungo la morbida linea linea di faglia sottomarina al largo del Giappone.
    “Non avevo mai visto prima una linea di faglia geologica scivolare per ben 50 metri”, ha detto James Mori, professore di sismologia presso Istituto di ricerca e prevenzione dei disastri dell’Università di Kyoto, “come è avvenuto vicino alla Fossa del Giappone, circa 200 chilometri al largo della costa della Prefettura di Miyagi.”

    Shigeko Segawa, 2011 quake sparked new study, rethink of seismic theory. AJW, Asahi Shimbun, 20 novembre 2012.

  • Il nucleare è bloccato nel passato

    Ok, compriamo la vostra centrale nucleare, ma solo se il 75% delle risorse è locale. Fonte: Alexey Kovynev, NEI.

    In una vignetta pubblicata sul sito web di Nuclear Engineering International, dei bianchi, vestiti, offrono i loro reattori nucleari a dei “nativi” seminudi, con le piume in testa e con lancia e scudo accanto, che chiedono che il 75% delle risorse per la costruzione siano di provenienza locale.
    L’industria nucleare sostiene che il mondo in via di sviluppo ha bisogno di reattori nucleari per realizzare il proprio potenziale. Ma Greenpeace fa notare che per lavorare ai progetti nucleari in Bulgaria sono stati importati lavoratori russi, cinesi e vietnamiti, mentre il Niger, che soddisfa il 40% delle richieste francesi di uranio, langue ancora in fondo nell’indice dello sviluppo umano dell’ONU, che misura l’aspettativa di vita, l’istruzione, e il reddito.
    La vignetta illustra un articolo di Steve Kidd, vice direttore generale della World Nuclear Association (l’organizzazione internazionale che promuove l’energia nucleare), il quale spiega che “se alcuni paesi troppo ambiziosi cercano di imporre inefficienti fornitori locali su un progetto nucleare, creano gravi problemi. Finchè l’industria locale non potrà raccogliere la sfida, è importante garantire i vantaggi dei costi dell’approvvigionamento internazionale.”
    Secondo Greenpeace la tecnologia nucleare è vecchia e dal 1950 si è evoluta poco, come le opinioni che alcuni dei suoi sostenitori hanno dei potenziali “clienti” del nucleare.

    Justin McKeating, Nuclear power: stuck in the past in more ways than one. Greenpeace, 8 novembre 2012.

  • PAGINE CORRELATE
    Le notizie sulla crisi nucleare a novembre 2012.
    ● Vedi anche la raccolta di analisi e notizie pubblicate nel 2011 e 2012.



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    Backyard World is an art and information architecture project on the Fukushima crisis. The project was started March 17, 2011.
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