Osservatorio sulla crisi nucleare a maggio 2012

A quindici mesi dall’inizio della crisi nucleare, diversi aspetti di come si sono svolti realmente i fatti di Fukushima rimangono ancora oscuri.

Il ministro dell’ambiente Goshi Hosono (con la fascia rosa) davanti alla piscina del combustibile nucleare dell’unità 4 di Fukushima Daiichi, 26 maggio 2012. Fonte: Toshiaki Shimizu, Japan Pool, via Cryptome.

Dal 5 maggio, con lo spegnimento per manutenzione del reattore No 3 di Tomari, il Giappone è temporaneamente senza energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari e anche questo mese diversi analisti si concentrano sulle scelte importanti che deve affrontare il paese.
L’attenzione si è anche focalizzata sulle cause e le conseguenze dell’incidente in relazione agli studi e alle indagini di cui si ha avuto notizia nelle ultime settimane. L’altro argomento caldo riguarda la piscina di combustibile del reattore 4 di Fukushima Daiichi.

Le indagini sulle cause e le conseguenze del disastro
La Commissione d’indagine parlamentare indipendente sull’incidente nucleare di Fukushima (NAIIC) sta raccogliendo le testimonianze di politici e funzionari in carica all’inizio del disastro nucleare e pubblicherà un rapporto sui risultati dell’indagine a giugno.
Secondo il quotidiano giapponese Asahi Shimbun, la commissione non è riuscita a fare luce sulle questioni importanti riguardanti il raffreddamento dei reattori all’inizio della crisi (1).

Tokyo Electric Power Co (TEPCO), gestore dell’impianto devastato di Fukushima, ha annunciato che la quantità di materiali radioattivi rilasciati nelle prime tre settimane del disastro nucleare è di quasi due volte e mezzo la stima fatta inizialmente dai regolatori giapponesi della sicurezza nucleare.
L’importo stimato attualmente è di 900.000 terabequerel (TBq), ovvero il 17% delle emissioni di Chernobyl (vedi Radiazioni, unità di misura). Asahi Shimbun ha pubblicato le cifre della nuova stima per ogni reattore della centrale (5).

Secondo un’analisi preliminare dell’Organizzazione mondiale della sanità (6), in seguito del disastro di Fukushima, gli abitanti della prefettura di Fukushima sono stati esposti a dosi di radiazioni comprese tra 10 e 50 millisievert (mSv), mentre quelli delle prefetture di Miyagi, Tochigi, Gumma e Ibaraki sono stati esposti a dosi comprese tra 1 e 10 mSv.

Lo stato dell’impianto di Fukushima
Anche se la sua pericolosità era già nota agli osservatori, l’edificio 4 della centrale di Fukushima ha conquistato più spazio del solito nelle notizie delle ultime settimane.

L’edificio n° 4 con la piscina del combustibile coperta da un telo bianco, Fukushima Daiichi, 26 maggio 2012. Fonte: Jun Ueda via Asahi Japan Watch.

Su Fairewinds l’ingegnere nucleare Arnie Gundersen ha descritto il pericolo incombente dalla piscina di raffreddamento del combustibile nucleare che si trova in cima all’edificio n° 4 della centrale di Fukushima (9).
Su questo tema si concentra anche un articolo del New York Times (3).

L’edificio, reso fragile da una serie di esplosioni avvenute nel marzo 2011, potrebbe non resistere ad un terremoto di magnitudo 7,5 rendendo il disastro molto più grave di quanto sia stato finora.
La soluzione di questo problema dovrebbe essere la priorità più urgente nel quadro dei lavori per la messa in sicurezza dell’impianto devastato di Fukushima.

Rischio nucleare
Gurdensen accenna anche al fatto che i gravi incidenti nucleari possono far collassare una nazione, ricordando che secondo Mikhail Gorbaciov, l’incidente di Chernobyl è stato all’origine del crollo dell’Unione Sovietica.

In effetti durante i primi giorni della crisi nucleare il Giappone è stato molto vicino al collasso e probabilmente si è salvato grazie alla determinazione dell’ex primo ministro Naoto Kan, quando TEPCO sembrava intenzionata a ritirare tutti i suoi uomini da Fukushima Daiichi. Kan ha riconfermato questa circostanza nel corso della sua testimonianza alla NAIIC (2).
Le preoccupazioni per le attuali condizioni della centrale di Fukushima fanno temere che il Giappone non si sia ancora completamente affrancato dal pericolo evitato l’anno scorso.

Nei giorni scorsi il prestigioso Istituto di chimica Max Planck ha pubblicato uno studio secondo cui dovremmo aspettarci un incidente nucleare catastrofico come quello di Chernobyl o di Fukushima ogni 10 o 20 anni (7). Se ne può evidentemente dedurre che la crisi nucleare non riguarda solo l’attualità della politica energetica giapponese, ma è un problema globale.

Politica energetica e nazionalizzazione di TEPCO
Questo mese l’analisi di Greenpeace si concentra invece sugli aspetti economici della crisi, con un articolo sulla nazionalizzazione di TEPCO, il gestore della centrale di Fukushima. Secondo Greenpeace la maggior parte dei costi di TEPCO ricadranno sui contribuenti giapponesi (8).

Sul Bulletin of the Atomic Scientists, Kay Kitazawa dice che TEPCO dovrebbe essere nazionalizzata completamente e smantellata, il governo dovrebbe prendere il controllo della gestione del disastro e dare ai produttori di energie alternative l’accesso alla rete di trasmissione elettrica (4).

Il 5 maggio Asahi ha pubblicato una breve analisi storico-economica, con cui sottolinea che la politica energetica del Giappone è stata dominata da una serie di shock: quello petrolifero del 1973, che ha portato il Giappone verso il nucleare, e lo shock di Fukushima.
I costi elevati dell’incidente dimostrano che l’energia nucleare non è affatto economica e che questi costi vanno presi in considerazione nel confronto tra il nucleare e le altre fonti energetiche (10).

Dal 5 maggio il Giappone è temporaneamente senza energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari. Secondo un sondaggio di Asahi, il 54% dei giapponesi è contrario al riavvio dei reattori di Oi, ma il governo e la lobby nucleare sembrano molto determinati a far ripartire i reattori al più presto, magari già durante l’estate.
Per ognuna delle due parti non sarà facile raggiungere gli obiettivi: il governo dovrà sostenere difficili confronti per convincere gli amministratori politici locali ad abbandonare la loro opposizione al nucleare, mentre i cittadini dovranno riuscire a far valere la propria volontà. In tal senso la prossima estate in Giappone si prospetta calda, non solo per la necessità di risparmiare l’uso dell’aria condizionata, ma anche per via di questi attriti politici.

A conclusione del suo bilancio sulla situazione della crisi nucleare giapponese, Arnie Gurdensen discute ciò che il futuro può offrire se il Giappone scegliesse di abbandonare definitivamente il nucleare. Il tempo delle grandi centrali è finito, oggi le diverse tecnologie emergenti dell’energia associate con le tecnologie smart grid sono adatte ad un futuro più flessibile e sicuro. I giapponesi si trovano davanti a una scelta e Fukushima potrebbe essere un’occasione. Il Giappone ha l’opportunità di diventare un modello per le politiche energetiche del futuro (9).
Anche il Guardian si sofferma sul fatto che nel dopo Fukushima la politica energetica giapponese si trova ad un bivio (11).

Ciò che Fukushima sembra rendere chiaro è che stiamo vivendo un momento di transizione tecnologica e culturale. Le tensioni fra le tecnologie emergenti e i modelli consolidati sono inevitabili e stanno già delineando il futuro delle politiche energetiche nel mondo.


Analisi e commenti degli osservatori internazionali citati:

  • (1) La commissione parlamentare evita le domande difficili su Fukushima
    Se la Commissione d’indagine parlamentare indipendente sull’incidente nucleare di Fukushima (NAIIC) fosse stata più incalzante ponendo domande stringenti, alcuni punti oscuri sullo svolgimento dell’incidente sarebbero più chiari, in particolare per quel che riguarda i sistemi di raffreddamento dei reattori e il loro uso.
    Analysis: Diet panel avoids asking tough questions about Fukushima disaster. Asahi Japan Watch, 29 maggio 2012.

  • (2) Le esplosioni di Kan contro il “villaggio nucleare” nella crisi di Fukushima
    Naoto Kan ha difeso il suo operato di primo ministro durante la crisi alla centrale nucleare Fukushima Daiichi, dicendo di aver dovuto lottare con una industria che si comportava come fosse l’Esercito imperiale giapponese.
    Kan blasts ‘nuclear village’ in dealing with Fukushima crisis. Asahi Japan Watch, 29 maggio 2012.

  • (3) Le barre di combustibile esaurito alimentano la crescente paura sull’impianto di Fukushima
    Prima che il terremoto e lo tsunami innescassero la seconda crisi nucleare più grave del mondo dopo Cernobyl, ciò che oggi alla centrale di Fukushima passa per normale, avrebbe fatto rabbrividire anche il più ottimista degli esperti. Il New York Times riassume la preoccupante condizione di una grande quantità del combustibile nucleare di Fukushima Daiichi, posto in una piscina a cielo aperto, in cima a un edificio pericolante.
    Hiroko Tabuchi e Mattew L. Wald, Spent Fuel Rods Drive Growing Fear Over Plant in Japan. The New York Times, 26 maggio 2012.

  • (4) Riformare il sistema energetico del Giappone. Nazionalizzare Tepco.
    Il governo giapponese ha deciso di iniettare ingenti capitali in Tepco mantenendola in attività come mezzo principale per affrontare il disastro alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Questo approccio indica alle altre aziende giapponesi con centrali nucleari che sono troppo grandi per fallire e lascia intatta la cultura aziendale di Tepco, responsabile dell’incidente. Il governo giapponese deve nazionalizzare completamente e smantellare Tepco, prendendo il controllo diretto della reazione al disastro di Fukushima e aprire il sistema di trasmissione della rete elettrica ai produttori di energie alternative.
    Kay Kitazawa, Reform the Japanese power system. Nationalize Tepco. The Bulletin of the Atomic Scientists, 25 maggio 2012.

  • (5) Secondo TEPCO il reattore No. 2 è stato la fonte principale di radiazioni
    TEPCO ha pubblicato un rapporto in cui annuncia le nuove cifre da capogiro per indicare la quantità di radiazione emesse nelle tre settimane dopo il disastro nucleare di Fukushima. Asahi ha pubblicato le cifre della nuova stima per ogni reattore della centrale di Fukushima, il reattore n° 2 ha rilasciato più radiazioni degli altri.
    TEPCO’s post-mortem shows No. 2 reactor main source of radiation. Asahi Japan Watch, 25 maggio 2012.

  • (6) Stima preliminare delle dosi dall’incidente nucleare dopo il terremoto e tsunami del 2011 in Giappone
    Il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo 2011 in Giappone ha portato alla emissione di materiali radioattivi nell’ambiente dal sito nucleare di Fukushima Daiichi. Questo rapporto descrive una stima preliminare delle dosi di radiazione per il pubblico derivante da questo incidente. Queste dosi sono valutate per diverse fasce di età in luoghi di tutto il mondo, utilizzando ipotesi descritte nella relazione. La valutazione della dose costituisce solo una parte della valutazione complessiva dell’OMS sui rischi per la salute conseguenti all’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi. La valutazione del rischio per la salute è oggetto di una relazione separata dell’OMS, che sarà pubblicata nell’estate 2012.
    Organizzazione Mondiale della Sanità, Preliminary Dose Estimation from the nuclear accident after the 2011 Great East Japan Earthquake and Tsunami. 23 maggio 2012.

  • (7) Meltdowns 200 volte più probabili di quanto precedentemente stimato
    Le probabilità che accadano incidenti nucleari catastrofici come quelli di Chernobyl e Fukushima sono molto più alte di quanto si ritenesse prima. Sulla base delle ore di funzionamento di tutti i reattori nucleari civili e del numero delle fusioni nucleari che si sono verificate finora, gli scienziati dell’Istituto di chimica Max Planck a Mainz hanno calcolato che, in base al numero attuale di reattori, gravi eventi nucleari possono verificarsi una volta ogni 10 o 20 anni. Secondo questa stima, nell’industria nucleare civile una fusione nucleare potrebbe accadere circa 200 volte più spesso di quanto stimato in passato. La stima del Max Planck tiene conto dei reattori civili esistenti e non di quelli che sono attualmente in costruzione.
    Nuclear Meltdowns 200x More Likely Than Previosuly Estimated. Science Blog, 22 maggio 2012.

  • (8) Disastro nucleare di Fukushima: chi ci guadagna e chi paga?
    L’inevitabile è accaduto: la società responsabile del disastro nucleare di Fukushima, Tokyo Electric Power Company, o TEPCO, è stata nazionalizzata. Yukio Edano, ministro del Commercio e dell’Industria ha annunciato lo stato di fatto della presa in carico della società da parte dello stato giapponese con una ulteriore iniezione di 12.5 miliardi di dollari, portando così il totale del capitale statale in TEPCO a 33.2 miliardi di dollari.
    Per TEPCO, i costi totali diretti della catastrofe di Fukushima Daiichi sono stimati ad oltre 100 miliardi di dollari, compresa la compensazione e la bonifica. Secondo Greenpeace, la maggior parte di questi costi ricadranno sui contribuenti giapponesi. Greenpeace fa notare inoltre che recentemente General Electric (GE) ha presentato il suo “successo” degli ultimi 50 anni senza accennare al disastro di Fukushima. Eppure i reattori di Fukushima sono stati progettati da GE, che insieme a Hitachi si è occupata anche di parte della costruzione e della manutenzione della centrale di Fukushima.

    Jan Haverkamp, Fukushima: who profits and who pays? Greenpeace, 21 maggio 2012.

  • (9) Fukushima Daiichi: la realtà e il futuro
    L’ingegnere nucleare Arnie Gundersen, di Fairewinds Energy Education, risponde alle domande poste dagli organizzatori di un convegno in Giappone, sulle condizioni della piscina del combustibile nucleare dell’unità 4 di Fukushima Daiichi, che destano seri motivi di preoccupazione.
    La piscina non è isolata dall’ambiente esterno. Se per un terremoto di M 7,5 le barre di combustibile nucleare non fossero più raffreddate, potrebbero creare un incendio inestinguibile e produrre un disastro 80 volte più grave di quello di Chernobyl. Nel documento Gundersen analizza anche l’esplosione dell’edificio 3 della centrale.
    L’esperto discute infine ciò che il futuro potrebbe offrire se il Giappone dovesse scegliere di rinunciare definitivamente all’energia nucleare, suggerendo che il Giappone ha l’occasione e le possibilità di diventare un modello da seguire per le politiche energetiche future.

    Maggie e Arnie Gundersen, Fukushima Daiichi: The Truth and the Future. Fairewinds Energy Education, 12 maggio 2012.

  • (10) La politica energetica del Giappone è stata indirizzata dagli shock
    La crisi petrolifera del 1973 ha dato un forte impulso all’affermazione dell’energia nucleare in Giappone. Da allora l’energia proveniente dal petrolio è passata dal 73% all’8% nel 2010. Nello stesso periodo l’energia prodotta dal nucleare è passata dal 3% al 31% e il governo giapponese aveva intenzione di portare la quota del nucleare al 53 % entro il 2030. Ma l’incidente di Fukushima e i problemi apparsi meno vistosamente in precedenza hanno reso evidente che i costi del nucleare sono molto più alti di quanto stimato negli anni settanta. Secondo un gruppo consultivo per il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, “i costi necessari degli incidenti nucleari dovrebbero essere inclusi come un onere per il gestore dell’impianto. Solo in questo modo sarà possibile un giusto confronto dei costi del nucleare con quelli delle altre fonti energetiche.”
    Hisashi Hattori, Analysis: Japan’s energy policy has been governed by series of shocks. Asahi Japan Watch, 5 maggio 2012.

  • (11) La politica energetica giapponese si trova a un bivio
    Nel dopo Fukushima, il governo del Giappone e il pubblico si sono allontanati dal nucleare, ma l’industria dell’energia ha altre idee.
    Catherine Mitchell, Antony Froggatt e Shunsuke Managi, Japanese energy policy stands at a crossroads. The Guardian, 3 maggio 2012.

  • Il Giappone si prepara con ansia alla vita senza il nucleare
    Il Giappone ha 54 reattori nucleari, ma a partire dal 5 maggio nessuno di questi sarà più in funzione. Come verrà affrontata la situazione?
    Justin McCurry, Anxious Japan prepares for life without nuclear power. The Guardian, 3 maggio 2012.

  • Pagine correlate:
    Le notizie sulla crisi nucleare a maggio 2012.
    ● Vedi anche la raccolta di analisi e notizie pubblicate nel 2011 e 2012.



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