Il valore dei dati

Come il DNA è alla base del funzionamento di un essere vivente, così i dati sulle radiazioni sono il fondamento delle mappe della radioattività di Fukushima.

Mappa elettronica dei terremoti in Giappone dal 3/11. Fonte: Paul Nicholls, Università di Canterbury.

I dati sono ovunque e sono alla base di una infinità di cose che sorreggono il nostro stile di vita e il nostro rapporto con la realtà.

Eppure, non li notiamo spesso, e quando ci capita di farlo, in genere li troviamo poco interessanti, se non addirittura terribilmente noiosi. Anche quando sono abbastanza comprensibili.

Ma i dati hanno sempre molto da raccontare e sono spesso pieni di sorprese. E più aumenta la quantità e la disponibilità di dati riguardanti la sfera pubblica, meglio è per tutti.

I dati grezzi di pubblico dominio consentono infatti a tante persone di descrivere la realtà in vari modi, con mappe navigabili, infografiche, animazioni e applicazioni web e mobili. E ormai sono innumerevoli le occasioni in cui queste forme di racconto presentano descrizioni nitide della realtà che ci circonda, mostrandone spesso aspetti imprevisti e sconosciuti.

Nel caso dell’incidente di Fukushima i dati di monitoraggio delle radiazioni servono a compilare le mappe con cui visualizzare la distribuzione e l’intensità della radioattività, che altrimenti resterebbe invisibile.

Naturalmente è importante che i dati siano disponibili nel pubblico dominio.
Per esempio, è grazie ai dati sull’attività sismica pubblicati dall’Istituto di studi Geologici degli Stati Uniti (USGS), che l’ingegnere neozelandese Paul Nicholls ha sviluppato Japan Quake Map, una sorprendente sequenza, navigabile e interattiva, degli oltre duemila terremoti avvenuti in Giappone dall’11 marzo 2011 a oggi. La mappa dà un’idea molto vivida della frequenza e della violenza con cui si muove la terra lungo la linea di faglia dove si scontrano la placca tettonica euroasiatica e quella pacifica.

Japan Quake Map è una mappa mash-up. In questo genere di mappe i dati vengono integrati alle mappe elettroniche come quelle di Google. Come altre opere del genere, quella di Paul Nicholls è un contributo alla conoscenza e un racconto di una realtà altrimenti impossibile da cogliere in modo così esaustivo.

In modo analogo Akira Okumura e i suoi collaboratori hanno realizzato la Mappa Nnistar, una mappa mash-up della distribuzione delle dosi di radiazione in Giappone, compilata sulla base dei dati raccolti dalle autorità locali e pubblicati dal Ministero dell’Istruzione, della Tecnologia e della Scienza del Giappone (MEXT).

Le tecniche del mash-up consentono anche di incrociare i dati provenienti da diverse fonti.
È il caso di questa mappa, che associa i dati di monitoraggio pubblicati dalle autorità della Prefettura di Fukushima con i dati del sistema SPEEDI.

Una previsione generata da SPEEDI il 12 marzo 2011 (linee tratteggiate) sovrapposta ai livelli di radiazione
misurati nelle scuole della prefettura di Fukushima tra il 5 e il 7 aprile 2011
. Fonte: Nnistar.

La mappa è basata su 1600 misure delle radiazioni effettuate tra il 5 e il 7 aprile 2011 nelle scuole della prefettura di Fukushima. Sulla mappa è sovrapposta una previsione generata dal sistema di monitoraggio SPEEDI il 12 marzo 2011, un giorno dopo il terremoto e l’inizio della crisi nucleare. La previsione indica la possibile diffusione della nube radioattiva entro le linee tratteggiate in arancio e giallo scuro (i cerchi rossi indicano le zone di evacuazione di 20 e 30 km).

Le previsioni di SPEEDI sono state oggetto di uno scandalo perché non sono state rese pubbliche in tempo utile dalle autorità giapponesi, che le consideravano inaffidabili (1). Il confronto tra i dati di previsione prodotti all’inizio del disastro e i dati di monitoraggio effettuati dopo il fallout, fornisce alcune indicazioni sulla validità delle previsioni SPEEDI, dimostrata anche in altre sedi.

L’animazione che segue è invece un esempio che illustra lo sviluppo di una mappa crowdsourced, in questo caso di Londra.
Le linee lampeggianti corrispondono ai dati geografici raccolti sul terreno e aggiunti, tra il 2005 e il 2010, su OpenStreetMap.


Il progetto di mappatura globale OpenStreetMap funziona grazie ai contributi di collaboratori volontari ed è stato ispirato da Wikipedia, l’esempio più famoso di crowdsourcing. La nota enciclopedia ha dimostrato ampiamente come la condivisione dei dati e la collaborazione di un insieme indefinito di persone possa diventare in breve tempo molto efficiente.

I lampi degli aggiornamenti che animano l’OpenStreetMap di Londra sembrano i segnali e le connessioni che corrono tra i neuroni di un cervello. Trovo che la somiglianza tra l’attività di una funzione cerebrale e le immagini dei dati che strutturano la conoscenza di una città sia una cosa sorprendente e bella.
Ed è interessante notare anche quanto in queste immagini sia evidente l’etimologia della parola informazione, che deriva dal latino informare, ovvero dare forma a un’idea. Infatti i dati aggiunti ad ogni aggiornamento di OpenStreetMap fanno apparire la forma di Londra dal nulla, mostrando come si delinea, su una mappa, un’idea della realtà.

Ma il video realizzato da ItoWorld è soprattutto un ottimo esempio visivo delle possibilità che apre il crowdsourcing applicato alla mappatura del territorio ed è una dimostrazione, fra le tante in circolazione, delle opportunità offerte dalla condivisione pubblica dei dati.
Su questo tema, nel 2009 e nel 2010, il co-invenore del web Tim Berners-Lee ha tenuto due brevi e interessanti discorsi al TED (2).

Ormai, in un modo o nell’altro, tutti hanno modo di constatare che grazie alle tecnologie dell’informazione e alla reperibilità e disponibilità dei dati di pubblico interesse prodotti ogni giorno nel mondo, è dunque possibile creare mappe che raccontano una realtà specifica o descrivono la realtà da prospettive che mostrano qualcosa che solitamente è nascosto, invisibile o difficile da percepire.
E da qualche anno è piuttosto evidente che la condivisione dei dati e la collaborazione tra gruppi indefiniti ed estesi di persone, o anche associazioni e istituzioni varie, possono contribuire efficacemente all’organizzazione della conoscenza in una misura impensabile prima.

Non bisogna fare un grande sforzo d’immaginazione per intuire i vantaggi di queste modalità nell’opera di mappatura della contaminazione radioattiva dell’incidente di Fukushima. Eppure le autorità governative giapponesi non riconoscono ancora i dati di monitoraggio prodotti da fonti non governative.

Di fatto però, la realtà invisibile delle radiazioni non la stanno raccontando soltanto le istituzioni tradizionalmente preposte, attraverso i funzionari governativi e le stazioni di monitoraggio automatiche. Alle attività di monitoraggio contribuiscono, con le loro ricerche, anche molti scienziati indipendenti e tantissimi cittadini che collaborano volontariamente a diversi progetti non governativi di mappatura delle radiazioni, come ad esempio Safecast Global Map (3).

Safecast raccoglie 2.500.000 misure delle radiazioni in Giappone (maggio 2012). Fonte: Safecast Global Map.

Il coinvolgimento di tutte queste persone, organizzazioni e istituzioni, giapponesi e internazionali, impegnate nello sforzo volto a conoscere la portata del disastro, è senza precedenti. Come è senza precedenti l’opera complessiva di raccolta dei dati sulle radiazioni e di mappatura della radioattività in Giappone, la più grande mai realizzata in tempi così brevi. Questo primato era già stato raggiunto nell’aprile 2011 con la pubblicazione della mappa Nnistar (4).

Il monitoraggio al suolo è tuttora in corso in vaste zone del Giappone e il monitoraggio aereo, condotto a tappeto dal governo giapponese, ha coperto un’area ancora più estesa. Il monitoraggio aereo, però, fornisce indicazioni generali sulla distribuzione delle dosi di radiazione.
Rimane ancora da monitorare il suolo delle zone più difficili da raggiungere o percorrere. Si tratta della parte più complessa dell’opera, che riguarda le foreste montane e i fondali dei fiumi, dei laghi e del mare (5). In alcuni punti di queste zone sono stati già misurati livelli di radiazione relativamente elevati, rendendo necessarie indagini più complete.

Nella prefettura di Fukushima in questo mese sarà avviato un progetto sperimentale per il monitoraggio delle radiazioni nelle foreste montane, da realizzare utilizzando le scimmie selvatiche che ci vivono, alcune delle quali saranno munite di collari con dosimetri e gps (6).

Misure dell'inquinamento radioattivo dei fondali (mere, fiumi, laghi) del Giappone. A destra nel cerchio la zona
di 20 km intorno all'impianto nucleare di Fukushima, in basso a sinistra la baia di Tokyo
. Fonte: NHK via 浦安.

I dati del monitoraggio della radioattività raccolti finora hanno mostrato che il modo in cui si è diffuso l’inquinamento prodotto dall’incidente è stato per certi versi imprevisto (7, 8).

In generale, oltre a poter rivelarsi sorprendenti, i dati sono prima di tutto preziosi e importanti per riconoscere la realtà. Il loro valore cresce insieme alla loro quantità e disponibilità. I dati saranno pure una roba noiosa per nerd, ma la realtà è interessante per tutti, almeno in linea di principio.
Questo presupposto vale anche nel caso dell’incidente di Fukushima: più dati ci sono, più le mappe della realtà invisibile della contaminazione radioattiva diventano accurate e dettagliate, permettendo a tutti di confrontarsi meglio con la realtà dei fatti.

E anche se certi governi non sono completamente d’accordo, va da se’ che più sono le persone, le macchine ed eventualmente anche gli animali che raccolgono e condividono pubblicamente i dati sulle radiazioni, meglio è.


Note:

Pagine e articoli correlati:
Mappe wiki delle dosi di radiazione.
Il monitoraggio delle radiazioni.

Questo articolo è in parte basato sulle informazioni pubblicate da queste fonti:
1. Le previsioni di SPEEDI, un fallimento senza errori. BackyardWorld, 28 marzo 2011.
2. Tim Berners-Lee, L’anno in cui i dati sono diventati di dominio mondiale. TED, febbraio 2010.
3. Dahr Jamail, Citizen group tracks down Japan’s radiation. Al Jaseera, 10 agosto 2011.
4. Atsuhito Ennyu, Radiation dose rate maps of Japan. Radioisotope, 9 dicembre 2011.
5. Cesium in Tokyo Bay focus of new study. The Asahi Shimbun, 21 febbraio 2012.
6. Wild monkeys to help gauge Fukushima radiation. The Daily Yomiuri, 12 maggio 2012.
7. 知られざる放射能汚染~海からの緊急報告. NHK, 15 gennaio 2012.
8. NHKスペシャル 知られざる放射能汚染~海からの緊急報告~. 新浦安ナビ plus, WordPress, 16 gennaio 2012.


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Header image: Geiger counter showing radiation at Minamisoma, Fukushima, Japan. 4 November 2011. Source: osaMu, Flickr, edited by FDN.

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Informazioni su Fabrice de Nola

Fabrice de Nola is an Italian-Belgian artist. His research and practice focuses in the fields of information architecture and augmented reality integrated to painting, site-specific installations, and cultural heritage sites.
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