Le previsioni di SPEEDI, un fallimento senza errori

Subito dopo il terremoto del 3/11, un sistema di sicurezza giapponese ha iniziato a fare previsioni sulla traiettoria delle radiazioni di Fukushima. Ma per molte settimane nessuna delle previsioni è stata resa pubblica.

Stazione di monitoraggio dei radionuclidi alla centrale nucleare Fukushima Daiichi. Fonte: TEPCO

SPEEDI (acronimo inglese di System for Prediction of Environmental Emergency Dose Information) è un sofisticato ed efficace sistema di informazione e previsione delle emergenze ambientali radiologiche, gestito dal Ministero della Cultura, della Scienza e della Tecnologia del Giappone (MEXT) (1).

Il sistema, costato 11 miliardi di yen (circa 10 milioni di euro), fu istituito in seguito all’incidente nucleare di Three Miles Island del 1979 ed entrò in funzione nel 1986. Negli anni tra il 2002 e il 2005, il sistema venne ulteriormente sviluppato e aggiornato tecnologicamente (2).

SPEEDI funziona in modo analogo al Sistema di monitoraggio internazionale (IMS), ma opera solo sul territorio giapponese ed è stato concepito esclusivamente per ragioni di sicurezza ambientale e di protezione della popolazione. Il suo compito è di monitorare costantemente la radioattività e generare previsioni nel caso di una emergenza ambientale radiologica, improbabile“, secondo il MEXT (1).

Il sistema è costituito da una rete di stazioni di monitoraggio dei radionuclidi distribuite sul territorio giapponese nei pressi dei 20 impianti nucleari del paese.
Ogni stazione individua i tipi di radionuclidi liberati nell’ambiente e misura ogni 10 minuti i livelli di radioattività nell’aria vicino al suolo, trasmettendo istantaneamente l’informazione ai server del centro di elaborazione della Centro di tecnologia per la sicurezza nucleare (Nuclear Safety Technology Center) del MEXT (3).

Pannello di controllo con mappa delle stazioni di monitoraggio radionuclidi a Fukushima Daiichi.
22 settembre 2011, sala di controllo delle unità 1 e 2, Centrale nucleare Fukuahima Daiichi
. Fonte TEPCO.

Alla centrale nucleare Fukushima Daiichi, gestita da Tokyo Electric Power Company (TEPCO), si trovano attualmente 11 stazioni di monitoraggio dei radionuclidi, di cui otto fisse e tre temporanee, tutte collocate sul terreno dell’impianto, in un perimetro di 1,5 km circa (4).

Nell’eventualità di una emergenza nucleare, SPEEDI realizza previsioni e mappe sulla diffusione della radioattività. Queste previsioni vengono realizzate utilizzando i dati di monitoraggio delle radiazioni, tenendo conto delle condizioni meteorologiche attraverso le informazioni fornite dall’Associazione Meteo del Giappone (JWA). Il sistema informatico di SPEEDI prende anche in considerazione la forma del terreno intorno agli impianti nucleari giapponesi.
Già 15 minuti dopo l’inizio di una emergenza radiologica, SPEEDI può indicare le zone più sicure in cui trasferire la popolazione delle zone coinvolte. Il sistema può fare inoltre previsioni fino a 72 ore, ovvero può prevedere l’andamento della diffusione della radioattività per i tre giorni a venire (5).

In base alle norme giapponesi sulle emergenze, lo statuto di SPEEDI prevede che le emergenze siano automaticamente segnalate ai telefoni cellulari dei funzionari preposti del MEXT, del Ministero dell’Economia del Commercio e dell’Industria (METI), della Commissione per la sicurezza nucleare (NSC), e dell’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale (NISA), che a loro volta devono istruire il primo ministro, le autorità locali, le unità governative di crisi e di soccorso, e la popolazione.
Anche nel caso in cui le previsioni del sistema dovessero essere stime basate su dati di monitoraggio incompleti.

11 marzo 2011, ore 16:00. Prima mappa SPEEDI.
Alle 14.46 dell’11 marzo 2011, al largo delle coste del Tōhoku, si è scatenato il terremoto più violento avvenuto in Giappone, il quarto tra i più forti registrati nel mondo. La scossa di magnitudo 9 è durata più di due minuti e mezzo ed è stata seguita da altre forti scosse di assestamento.
Alla centrale nucleare Fukushima Daiichi il sisma ha raggiunto magnitudo 7, causando i primi danni all’impianto (6), evidenziati dalle grandi quantità di xeno-133 emesso dalla centrale subito dopo il terremoto (7).
Alle 15:29, poco prima dell’arrivo delle onde di tsunami, una delle stazioni di monitoraggio segnalava un allarme radioattivo (8).

Lo tsunami colpisce Fukushima Daiichi, 11 marzo 2011. Immagine: FTV, fonte: Frontline/PBS

Intorno alle 15:42 Fukushima Daiichi è stata sopraffatta dallo tsunami. Altre tre onde hanno colpito la centrale fino alle 15:57.
Le onde, alte 15 metri circa (9), hanno messo fuori uso i generatori elettrici d’emergenza, compromettendo le funzioni di raffreddamento dei reattori della centrale.

Poco dopo SPEEDI ha iniziato a generare previsioni e mappe della traiettoria delle radiazioni emesse dall’impianto danneggiato. La prima previsione è stata emessa alle 16:00. Erano passati 31 minuti dall’allarme radioattivo e pochi minuti dal passaggio dello tsunami.
Ma per diverse settimane nessuna delle preziose informazioni prodotte dal sistema è stata resa pubblica. Neanche il primo ministro Naoto Kan era al corrente dell’esistenza del sistema e delle sue previsioni (10).

La prima previsione SPEEDI sulla diffusione della radioattività tra le 16:00 e le 17:00 dell'11 marzo 2011.
Da una infografica pubblicata dal Wall Street Journal ad agosto 2011.
Fonte: WSJ

Alle 19:45 il governo dichiarò l’emergenza nucleare, ordinando alle 21:23 l’evacuazione degli abitanti nel raggio di 3 km (nelle ore successive estesa a 5 km) intorno alla centrale nucleare Fukushima Daiichi. Entro i 10 km era consigliato di rimanere al chiuso.

12 marzo. Alcuni sfollati si rifugiano nella nube radioattiva.
Il 12 marzo, alle 5:44, la zona di evacuazione venne estesa a 10 km intorno alla centrale nucleare Fukushima Daiichi.

Alle 6:30 la scuola elementare numero 4 di Karino, un sobborgo di Namie distante un chilometro dal perimetro della zona di evacuazione, era stata trasformata in un centro di accoglienza per circa 700 sfollati provenienti da Namie.

Verso le 9 del mattino fu deciso un intervento per diminuire la pressione in continuo aumento nel reattore n° 1. L’operazione di sfiato, i cui preparativi iniziarono alle 10:17, avrebbe rilasciato nell’atmosfera importanti quantità di sostanze radioattive.

La centrale nucleare Fukushima Daiichi alle 13:15 del 12 marzo 2011. Fonte: YouTube.

L’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare (NISA) e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) annunciarono la presenza di cesio-137 e iodio-131 vicino al reattore n° 1, segno che le barre di combustibile nucleare non erano più coperte dall’acqua di raffreddamento.

Sfiato del reattore 1 di Fukushima Daiichi, 12 marzo 2011. Fonte immagine: NHK via CNN, YouTube.

Alle 14:30 iniziò lo sfiato del reattore 1 di Fukushima Daiichi.
Secondo le previsioni del sistema SPEEDI, la scuola di Karino sarebbe stata investita della nube radioattiva, anche se si trovava fuori dalla zona di evacuazione di 10 km.
Nessun responsabile ha tenuto conto della previsione e l’informazione non è stata fatta circolare né tra le autorità locali, né ai vertici del governo.

Alcuni degli sfollati rifugiati nella scuola hanno raccontato che un dipendente di TEPCO con indosso una tuta di protezione completa, è passato da lì guidando una vettura aziendale. Aveva un dosimetro che faceva un bip costante, segnalando un elevato livello di radioattività. Ha detto agli sfollati che erano al sicuro perché erano fuori dalla zona di evacuazione ufficiale. Pochi minuti dopo è andato via. Un portavoce di TEPCO ha confermato l’accaduto (11).
Sentendosi al sicuro, gli sfollati lasciavano giocare i bambini fuori e cucinavano all’aperto, esposti inconsapevolmente alle sostanze radioattive.

Sfiato dell'unità 1 poco prima dell'esplosione. Fukushima Daiichi, 12 marzo 2011 ore 15:00 JST. Fonte: TEPCO.

Dopo l’esplosione dell’idrogeno accumulatosi nell’edificio del reattore n° 1, la zona d’interdizione intorno a Fukushima Daiichi venne estesa a 20 km.

Quel giorno NISA era già al corrente dell’avvenuto rilevamento di tellurio 132, un isotopo la cui presenza indicava la fusione del combustibile nucleare, l’agenzia ammise però il fatto soltanto due mesi dopo.

Fra le 18:30 e le 23:00 gli abitanti di Namie che si trovavano nella scuola di Karino si spostarono a Tsushima, fuori dalla zona di 20 km, percorrendo verso nord-ovest la statale 114. Anche quello era un posto pericoloso, attraversato dalla nube radioattiva.
Se la gente lo avesse saputo avrebbe potuto scegliere percorsi alternativi più sicuri.

13 marzo. Radioattività sugli elicotteri a 100 km dalla centrale.
Il 13 marzo continuarono le operazioni di sfiato per diminuire la pressione nel reattore numero 1 e nel reattore numero 3.

Sfiato dell'unità 3. Fukushima Daiichi, 13 marzo 2011 ore 14:00 JST. Fonte: TEPCO.

Lo stesso giorno il Pentagono comunicò che gli elicotteri statunitensi in volo a 100 km di distanza da Fukushima Daiichi, avevano rilevato la presenza di cesio-137 e iodio-131 (12). Anche la portaerei USS Ronald Reagan fu raggiunta dalla nube radioattiva (13). La nave si trovava al largo dalla costa pacifica del Giappone, nel quadro dell’Operazione Tomodachi di soccorso alle vittime dello tsunami.

14 marzo. Gli USA ricevono dal Giappone i dati SPEEDI.
Visto il deterioramento della situazione, la mattina del 14 marzo il quartier generale delle Forze Armate degli Stati Uniti in Giappone (USFJ) si mise in contatto con il Ministero degli Affari Esteri del Giappone (MOFA) per chiedere al governo giapponese di condividere con l’USFJ tutte le informazioni disponibili sulle radiazioni.

Con l’autorizzazione del suo superiore, Daisuke Roberto Kido, il funzionario giapponese del Ministero degli Esteri che aveva preso la chiamata dell’USFJ, fece alcune telefonate ai vari ministeri e alle agenzie competenti.
Kido venne indirizzato all’Ufficio per la pianificazione delle emergenze e la radioattività ambientale del Ministero della Istruzione e della Scienza (MEXT).

Il vice presidente dell’ufficio, Yu Sumikawa, lo autorizzò a condividere con gli statunitensi le informazioni del sistema SPEEDI, a condizione che fossero usate nel contesto della catastrofe.
I dati vennero trasmessi via e-mail dal Centro di tecnologia per la sicurezza nucleare. Il funzionario Kido trovò un sistema per fare in modo che le e-mail che sarebbero seguite fossero inoltrate automaticamente all’USFJ (14).

Dati SPEEDI del 12 e 13 marzo 2011. Fonte: NISA/METI.

Intorno alle 10:30 i dati di SPEEDI erano disponibili agli Stati Uniti, di fatto i primi e gli unici a usufruire delle previsioni di un servizio pubblico d’emergenza giapponese ancora sconosciuto sia al primo ministro Naoto Kan che ai cittadini del Giappone.
Naoto Kan è venuto a sapere di questa circostanza nel dicembre 2011, quando non era più alla guida del paese.

Alle 11:01 una violenta esplosione mandò in pezzi la parte superiore dell’edificio del reattore numero 3. Come tutti, anche il primo ministro del Giappone lo seppe dalla TV, che mostrava un fungo di fumo scuro sollevarsi per più di 250 metri di altezza.

L’esplosione dell’edificio 3 aveva danneggiato la valvola per depressurizzare il reattore numero 2, dove la pressione in aumento impediva il pompaggio d’acqua di mare per raffreddare il combustibile nucleare, con il rischio di un’esplosione.

15 marzo. Gli sfollati fuggono di nuovo nella nube radioattiva.
Il 15 marzo, alle 6:10 del mattino ci fu infatti un’esplosione nella camera di soppressione del reattore 2. L’esplosione non coinvolgeva l’edificio esterno, ma era avvenuta all’interno del contenimento primario del reattore.
Quasi contemporaneamente, tra le 6:00 e le 6:15, ci fu un’altra esplosione d’idrogeno che devastò la parte superiore dell’edificio del reattore numero 4. Dell’esplosione non fu mai diffusa nessuna immagine.

Dopo tre ore il livello di radiazione era altissimo: 11,93 mSv/h.
Il vento soffiava verso l’oceano, ma poi cambiò direzione soffiando verso la città di Namie, il villaggio di Iitate e la città di Fukushima. Quel giorno iniziò a nevicare e i radionuclidi sparsi nell’aria furono trasportati al suolo.

Eseguendo gli ordini di evacuazione, pianificata dal governo senza il supporto di SPEEDI, gli abitanti di Minami-Soma e Namie sono finiti nel pieno del percorso delle sostanze radioattive emesse dalla centrale nucleare.
Il giornale giapponese Asahi Shimbun ha ricostruito su una mappa i flussi migratori degli sfollati. La carta mostra in rosa la zona in cui, secondo i calcoli di SPEEDI, tra il 12 e il 24 marzo la radioattività all’aria aperta era in dosi da emergenza radiologica. (15)

In rosa il pennacchio radioattivo tra il 12 e il 24 marzo secondo i calcoli di SPEEDI. Le linee rosse indicano le principali direttrici di evacuazione indicate dal governo centrale.
In blu i flussi migratori volontari
. Fonte: AJW.

Le persone che si trovavano nella regione che si estende dalla zona montagnosa di Namie fino alle vicinanze del distretto di Nagadoro a Iitate, dove la radioattività era alta, sono state le più colpite. Mentre gli abitanti di Nagadoro cucinavano il riso all’aperto per aiutare gli sfollati di Minami-Soma, i livelli di radioattività erano al loro massimo.
Molte persone di Namie hanno cercato riparo nel sobborgo di Tsushima. Anche lì la gente non aveva ricevuto il consiglio di stare al chiuso. I vigili del fuoco hanno anche improvvisato delle toilette scavando dei buchi nel terreno (al livello del suolo la radioattività era più alta).

Intanto SPEEDI continuava ad inviare ogni ora aggiornamenti al Ministero dell’Istruzione e della Scienza (MEXT), al Ministero dell’Industria (METI), alla Commissione sicurezza nucleare (NSC), e all’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale (NISA). Quest’ultima integrava i dati con informazioni aggiuntive e li rispediva alle istituzioni citate. Attraverso il Ministero degli Esteri giapponese venivano aggiornati anche gli Stati Uniti.

Il primo ministro Naoto Kan era invece escluso da questi invii, e pertanto non riceveva nessuna delle informazioni prodotte da SPEEDI.
Il primo ministro incontrava spesso gli alti funzionari Haruki Madarame, della NSC, Nobuaki Terasaka, della NISA, e altri funzionari informati, ma questi non l’hanno mai messo al corrente dell’esistenza di SPEEDI, né lo hanno mai consigliato di fare uso delle previsioni del sistema.

Mappa SPEEDI della dose cumulativa di radiazioni tra il 12 al 24 marzo 2011. Fonte: NSC

Rendendosi conto che esisteva un deficit di comunicazione tra il governo e TEPCO, gestore della centrale di Fukushima, e rendendosi conto di non potersi fidare della NSC e della NISA, la sera del 15 marzo Naoto Kan decise di formare un gruppo di consiglieri composto da esperti indipendenti che lo avrebbero aiutato nel prendere decisioni in merito alla crisi nucleare.
Nel nuovo gruppo di consiglieri c’era Toshiso Kosako dell’Università di Tokyo, uno dei massimi esperti giapponesi di misure delle radiazioni. Kosako era sorpreso dal fatto che gli uomini al governo non conoscessero le risorse a loro disposizione e informò subito Yukio Edano, il capo di gabinetto del premier, dell’esistenza di SPEEDI.

Ma il sito web del sistema rimase per molti mesi uno strumento di scarsa utilità per il pubblico, senza previsioni sulla diffusione della radioattività e senza neanche le misure rilevate dalle stazioni di monitoraggio a Fukushima.

La pagina SPEEDI di monitoraggio della radioattività come appariva alle 5:30 del 15 marzo 2011 sul sito web della Divisione Sicurezza Nucleare del Ministero dell'Istruzioe e della Scienza del Giappone (MEXT).

Nel frattempo, negli Stati Uniti, la Nuclear Regulatory Commission (NRC), il Dipartimento dell’Energia (DOE), e altri esperti del governo americano analizzavano le informazioni di cui disponevano.
In quei giorni il governo statunitense aveva accesso alla maggior parte dei dati sulla crisi nucleare giapponese, e con ogni probabilità era il governo più informato sulla diffusione dei radionuclidi emessi da Fukushima Daiichi.

16 marzo. La scelta degli USA.
A metà della prima settimana della crisi giapponese Google News elencava più di 35.000 articoli sulla crisi nucleare, ma durante la prima settimana dopo l’inizio del disastro i media internazionali erano ancora piuttosto disorientati, sopratutto per la scarsità di informazioni giapponesi sulla situazione di Fukushima e anche a causa della complessità dell’incidente e dell’argomento nucleare.

Il 16 marzo l’Istituto di Meteorologia e Geodinamica austriaco (ZAMG) pubblicò un bollettino basato sui dati del CTBTO, che indicava la rilevazione di tellurio 132, un isotopo che confermava l’avvenuta fusione di almeno uno dei reattori (16).

Ma nel flusso di notizie e immagini sul disastro multiplo del Giappone, quel giorno ebbe risalto un’altra notizia rilevante.
Il dipartimento di Stato americano e l’ambasciatore USA in Giappone avevano diffuso un comunicato in cui si raccomandava “ai cittadini americani che vivono entro 80 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima di evacuare l’area o di rifugiarsi al chiuso se un’evacuazione sicura non fosse praticabile” (17).

16 marzo 2011. Aree di evacuazione intorno alle centrali nucleari Fukushima Daiichi e Fukushima Daini.
Google Maps.

Evidentemente la decisione statunitense era in contrasto con quella giapponese, la cui zona di evacuazione era limitata a soli 20 km intorno alla centrale. La scelta delicata fu giustificata come una precauzione coerente con la normativa americana.
I successivi rilevamenti hanno dimostrato che le sostanze radioattive si sono depositate al suolo a macchia di leopardo in un raggio di circa 250 km intorno alla centrale nucleare Fukushima Daiichi.
La parte più consistente delle sostanze radioattive ricadute sulla terraferma si è concentrata a nord-ovest dell’impianto, in una striscia di territorio lunga 70 km e larga 40 km circa (18).
La decisione statunitense di stabilire una zona di evacuazione di 80 km non era dunque una precauzione eccessiva e formale, ma una scelta appropriata.

Seconda metà di marzo 2011.
Il 18 marzo un gruppo di dieci esperti incaricati da NISA aveva dato conferma dell’avvenuta fusione del combustibile nucleare in tre dei sei reattori di Fukushima Daiichi. Ma quel rapporto non fu reso noto dall’agenzia.

Tra il 16 e il 20 marzo al più tardi, il primo ministro Naoto Kan, informato dallo scienziato Toshiso Kosako, era certamente venuto a conoscenza dell’esistenza di SPEEDI. Ma molti degli uomini più importanti del suo ufficio non sapevano ancora dell’esistenza del sistema. E nessuna informazione utile da esso prodotta era disponibile al pubblico o veniva utilizzata dalle autorità per pianificare l’evacuazione.

Il 22 marzo, mentre i marinai della portaerei USS Ronald Reagan, in navigazione al largo delle coste pacifiche del Giappone (probabilmente anche al largo della nube radioattiva), lavano il ponte di volo della nave per eliminare la contaminazione, il pubblico giapponese non aveva ancora accesso alle informazioni di SPEEDI sulla diffusione della radioattività.

Lavaggio del ponte di volo della USS Ronald Reagan, Oceano Pacifico, 22 marzo 2011. Fonte: US Navy, Flickr.

Goshi Hosono, che nei primi tempi della crisi era consigliere speciale del primo ministro Naoto Kan e poi fu nominato ministro della crisi nucleare (carica che ricopre attualmente insieme a quella di ministro dell’ambiente), ha detto che quel giorno i dati di SPEEDI sono diventati di pubblico dominio.

Ma sembrava che i funzionari che rilasciavano i dati non fossero realmente disposti a condividerli. Infatti, secondo quanto riportato da Asahi Shimbun il 31 dicembre 2011, diverse autorità locali si erano lamentate del fatto che le informazioni più importanti erano indecifrabili e difficili da raggiungere.

Il 25 marzo la zona di evacuazione fu estesa a 30 km intorno a Fukushima Daiichi.

Aprile. INES 7.
Il 12 aprile 2011, a un mese dall’inizio dell’emergenza nucleare in Giappone, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha stimato gli eventi nucleari di Fukushima Daiichi come un incidente di livello 7 sulla Scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici (INES).

Maggio 2011. Inizia la pubblicazione delle previsioni.
Il 2 maggio il ministro Goshi Hosono, disse in una conferenza stampa che fino ad allora le previsioni SPEEDI non erano state rese pubbliche per “la preoccupazione di spaventare i cittadini.”
Dopo più di 7 settimane dall’inizio della crisi nucleare di Fukushima, la Commissione per la Sicurezza Nucleare (NSC), e il Ministero dell’Economia del Commercio e dell’Industria (METI) congiuntamente all’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale (NISA), hanno incominciato a pubblicare alcune delle previsioni e delle mappe SPEEDI (19 e 20).

Il 15 maggio TEPCO e NISA hanno ammesso ufficialmente che nei primi giorni del disastro era avvenuta la fusione dei reattori 1, 2 e 3 della centrale Fukushima Daiichi.

Giugno 2011. Visita degli ispettori AIEA in Giappone.
Il 3 giugno 2011, quasi tre mesi dopo l’inizio della catastrofe, tutte le previsioni SPEEDI fino allora prodotte divennero disponibili al pubblico.

L’8 giugno, in occasione della visita in Giappone degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), consiglio dei ministri ha presentato una relazione sull’incidente di Fukushima (21).
Secondo la relazione i dati completi sulle radiazioni emesse da Fukushima Daiichi non erano disponibili in tempo reale. Le previsioni di SPEEDI erano proiezioni basate su stime, e pubblicarle avrebbe potuto causare “confusione non necessaria”.
Ma secondo le norme giapponesi sulle emergenze, le proiezioni del sistema vanno usate anche in tali circostanze.

Il ministro Goshi Hosono ha detto che i dati SPEEDI non sono stati resi noti perché erano incompleti e inesatti.

Anche Haruki Madarame, presidente della NSC e membro dell’unità di crisi nucleare del governo Naoto Kan, ha dichiarato che i dati SPEEDI non sono stati pubblicati perchè erano inesatti e non valevano più di “un semplice bollettino meteo” e che a causa dello tsunami le stazioni di monitoraggio avevano smesso di funzionare (22).
Madarame si è anche giustificato dicendo: “ero l’unica persona in grado di prevedere cosa sarebbe accaduto alla centrale Fukushima Daiichi. Non potevo contemporaneamente avere a che fare anche con SPEEDI. Avrei dovuto essere un ultra-superman per farlo, ma non lo sono. Dal punto di vista della corretta divisione del lavoro, era compito del NISA informare il primo ministro.”

Nobuaki Terasaka, direttore generale del NISA, invece ha detto: “Non ci è proibito parlare di SPEEDI al primo ministro, ma è il MEXT che sovrintende al funzionamento di questo sistema”.

Secondo il MEXT i dati non sono stati comunicati al primo ministro perché erano incompleti. Keiji Miyamoto, della Divisione sicurezza nucleare del MEXT, ha detto che sulla base di quei dati e “senza conoscere l’entità delle radiazioni, non c’era modo di poter assumersi la responsabilità delle evacuazioni.”

Un fallimento senza errori.
Nei giorni in cui la radioattività era più alta, il governo era in balia dei suoi timori e impacciato dai lacci dei segreti burocratici, mentre alcuni gruppi di sfollati e alcune aree abitate fuori dalla zona di interdizione erano alla mercé della radioattività e delle disfunzioni della politica giapponese.

Fino al 19 settembre 2011, la pagina web ufficiale di SPEEDI non dava informazioni sulla radioattività nelle prefetture di Fukushima e Miyagi. Il vuoto di informazione era giustificato con questo avviso: “Attualmente, gli aggiornamenti dei dati di monitoraggio nelle prefetture di Miyagi e Fukushima si fermano al terremoto del Tohoku del 2011.” La pagina, gestita dalla Divisione sicurezza nucleare del MEXT, suggeriva anche di fare riferimento alle informazioni fornite dalla prefettura di Fukushima (23).

Toshiso Kosako, l’esperto di sicurezza nucleare che aveva informato il primo ministro Naoto Kan dell’esistenza di SPEEDI, alla fine di aprile 2011 si era dimesso perché i consiglieri del primo ministro avevano sempre ignorato le sue richieste di rendere pubbliche le mappe del sistema di previsione.
In occasione delle sue dimissioni ha accusato le agenzie governative per le loro “iniziali risposte inadeguate, che hanno sottoposto i residenti ad una inutile esposizione alle radiazioni”.
In un’intervista ha aggiunto che SPEEDI ha prodotto informazioni utili per pianificare le evacuazioni, ma che “nessuno voleva essere associato a tali terribili decisioni.”

Akira Tsubosaka, alto funzionario di SPEEDI.
19 luglio 2011
© Koji Sasahara, fonte: AP.

Secondo i sovrintendenti del sistema, “SPEEDI ha funzionato come doveva, senza nessun errore o ritardo”.

Le varie mappe della diffusione della radioattività realizzate da diverse istituzioni dal mese di aprile 2011 in poi, sembrano confermare che le previsioni del sistema erano attendibili.

Masao Hara, sindaco di Koriyama, la seconda città più popolata della prefettura di Fukushima, ha detto al New York Times: “I giapponesi hanno un alto livello di cognizione, quindi credo che le informazioni dovrebbero essere comunicate correttamente e rapidamente, in modo che le persone possano esprimere valutazioni.”

Kazushige Takahashi, che abitava a Namie in una casa distante 10 km dalla centrale, ha raccontato al giornale Asahi Shimbun che non era preoccupato per le radiazioni quando il governo centrale e quello locale hanno dato l’ordine di evacuazione dalla zona di 10 e poi di 20 km.
Ha incominciato a preoccuparsi quando ha saputo che gli ordini di evacuazione avevano messo lui e la sua famiglia sul percorso delle sostanze radioattive emesse dalla centrale devastata di Fukushima.

Il sistema di sicurezza ambientale giapponese SPEEDI è nato nel 1979 per proteggere il Giappone monitorando la radioattività e, nel caso fortuito di un incidente nucleare, sarebbe entrato pienamente in funzione.
L’11 marzo 2011 è capitato il secondo incidente nucleare più grave del mondo e il primo che ha coinvolto un’area metropolitana. SPEEDI ha iniziato subito a fare quello per cui era stato programmato. Ma quando le sue preziose previsioni sono state pubblicate erano ormai diventate documenti storici.
SPEEDI è stato un fallimento, nonostante le sue previsioni fossero puntuali e senza errori.


NOTE
Gli orari indicati in questo articolo si riferiscono all’ora locale standard giapponese (JST). Per l’ora UTC, sottrarre 9 ore. Per l’ora italiana, sottrarre 8 ore nel periodo invernale e 7 ore nel periodo estivo.
Questo articolo è in parte basato sulle informazioni pubblicate da queste fonti:
1. Nuclear Safety Technology Center, SPEEDIとは (System for Prediction of Environmental Emergency Dose Information). Ministero della Cultura, della Scienza e della Tecnologia del Giappone (MEXT), via Internet Archive.
2. Nuclear Safety Technology Center, SPEEDIの開発および運用の経緯 (Storia dello sviluppo di SPEEDI). MEXT, via Internet Archive.
3. Nuclear Safety Technology Center, SPEEDIの役割・特徴 (Il ruolo di SPEEDI). MEXT, via Internet Archive.
4. Tokyo Electric Power Company, Radiation Dose measured at Monitoring Post of Fukushima Daiichi Nuclear Power Station. TEPCO.
5. The Asahi Shimbun, The Prometheus Trap / The Researcher’s Resignation. Asia & Japan Watch, 31 dicembre 2011.
6. Jake Adelstein e David McNail, Meltdown: What Really Happened at Fukushima? The Atlantic Wire, 2 luglio 2011.
7. AAVV, Reactor accident Fukushima – New international study. Norwegian Institute for Air Research (NILU), 21 ottobre 2011.
8. Yuji Okada, Tsuyoshi Inajima e Shunichi Ozasa, Japan’s Fukushima Reactor May Have Leaked Radiation Before Tsunami Struck. Bloomberg, 19 maggio 2011.
9. Asahi Shimbun, Tsunami exceeded 21 meters near Fukushima plant, say researchers. Asia & Japan Watch, 9 febbraio 2012.
10. Norimitsu Onishi e Martin Fackler, Japan Held Nuclear Data, Leaving Evacuees in Peril. The New York Times, 8 agosto 2011.
11. Yuka Hayashi, How Japan Stumbled in Forecasting Fallout in One Town (con previsioni SPEEDI dell’11 e 12 marzo 2011). The Wall Street Journal, 16 agosto 2011.
12. William J. Broad, Military Crew Said to Be Exposed to Radiation, but Officials Call Risk in U.S. Slight. The New York Times, 13 marzo 2011.
13. David E. Sanger e Matt Wald, Radioactive Releases in Japan Could Last Months, Experts Say. The New York Times, 13 marzo 2011.
14. Hideaki Kimura, The Prometheus Trap / 5 days in the Prime Minister’s Office. Asia & Japan Watch, 9 marzo 2012.
15. Naoki Ogawa, Takayuki Kihara e Kosuke So Without SPEEDI, residents fled in direction of radiation. Asia & Japan Watch, 27 dicembre 2011.
16. Gerhard Wotawa, CTBTO Messnetz misst erste Radioaktivitätswerte über Japan. Zentralanstalt für Meteorologie und Geodynamik (ZAMG), 16 marzo 2011. Via Internet Archive.
17. John V. Roos, Statement by U.S. Ambassador John V. Roos on Japan’s Earthquake and Tsunamis. U.S. Department of State, 16 marzo 2011.
18. BW, Mappe: diffusione della contaminazione radioattiva in Giappone. Backyard World.
19. NSC, 文部科学省 緊急時迅速放射能影響予測ネットワークシステム(SPEEDI)を活用した試算結果 (Risultati delle previsioni SPEEDI). Commissione per la Sicurezza Nucleare (NSC), 28 aprile 2011.
20. NISA/METI, 緊急時迅速放射能影響予測ネットワークシステム(SPEEDI)の計算結果について (Sintesi dei risultati delle previsioni SPEEDI). Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale (NISA), Ministero dell’Economia del Commercio e dell’Industria (METI), 7 maggio 2011. Via Internet Archive.
21. Governo giapponese, Report of Japanese Government to the IAEA. Gabinetto della Presidenza del Consiglio dei ministri del Giappone, 8 giugno 2011.
22. Eric Talmadge e Mari Yamaguchi, Japan ignored own radiation forecasts. The Associated Press via Yahoo News, 9 agosto 2011.
23. Divisione Sicurezza Nucleare del MEXT, Pagina web di SPEEDI. Ministero della Cultura, della Scienza e della Tecnologia del Giappone (MEXT), 19 settembre 2011. Via Internet Archive.


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Mappe SPEEDI
I dati preziosi del CTBTO


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Header image: Sailors decontaminate flight deck of USS Ronald Reagan. March 23, 2011. Photo by N. A. Groesch / U.S. Navy.

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