I dati preziosi del CTBTO

Sin dall’inizio della crisi nucleare di Fukushima si è parlato poco del CTBTO, una organizzazione che raccoglie in tempi rapidi dati preziosi sugli incidenti nucleari. Ma una clausola del suo statuto, stabilito dalle Nazioni Unite, le impedisce di renderli pubblici.

Masahiro Kumata, responsabile operativo JAEA, stazione di radionuclidi RN38, Takasaki, Gumma. Fonte: CTBTO.

L’Organizzazione del Trattato per la messa al bando dei test nucleari (CTBTO) è una organizzazione internazionale che verifica il rispetto dell’accordo che vieta gli esperimenti nucleari in ogni parte del mondo (CTBT).

L’organizzazione ha sede a Vienna, dipende dalle Nazioni Unite e dispone di un efficiente sistema di monitoraggio internazionale (IMS) composto da 321 stazioni dotate di sensori sismici, idroacustici, infrasuoni e radionuclidi (1).
Fra tutte queste stazioni sparse nel mondo, 61 servono esclusivamente per il monitoraggio dei radionuclidi e analizzano l’aria, rilevando con molta precisione anche una minima presenza di particelle radioattive.
Tutte le stazioni di monitoraggio sono collegate via satellite con la sede a Vienna, che trasmette immediatamente i dati grezzi agli stati firmatari del CTBT. Il sistema permette così di cogliere e localizzare istantaneamente i segni rivelatori di eventuali esplosioni nucleari.

Grazie alla sua versatilità, l’IMS viene inpiegato anche in ambito civile per prevedere la formazione degli tsunami, il movimento delle nubi di cenere prodotte dalle eruzioni vulcaniche, pericolose per il traffico aereo, e per prevedere la diffusione delle sostanze radioattive nell’atmosfera in caso di incidenti negli impianti nucleari.

La stazione di radionuclidi RN38 di Takasaki, nella prefettura di Gumma, Giappone. Fonte: CTBTO.

Il Giappone, che aderisce al CTBT, ospita sul suo territorio nove stazioni IMS, di cui due dedicate al monitoraggio della radioattività: il laboratorio di radionuclidi RL11 di Tokai, nella prefettura di Ibaraki e la stazione di monitoraggio dei radionuclidi e dei gas nobili RN38 di Takasaki, nella prefettura di Gumma (2).
I due centri sono gestiti dall’Istituto di ricerca per l’energia atomica del Giappone (JAERI), un organismo semi-governativo controllato dall’Agenzia per l’energia atomica del Giappone (JAEA).

La stazione RN38 di Takasaki, che è situata a circa 200 km dalla centrale nucleare Fukuahima Daiichi, è stato il primo centro di monitoraggio internazionale dei radionuclidi che ha rilevato le emissioni radioattive causate dall’incidente di Fukushima.

Riepilogo delle attività di monitoraggio del CTBTO durante la crisi nucleare del Giappone. Fonte: CTBTO/YouTube.

In linea di principio, il CTBTO è un’organizzazione trasparente, ma come segnalato dalla rivista scientifica Nature in un articolo del 14 marzo 2011, il suo statuto non prevede la pubblicazione dei dati riguardanti gli incidenti nucleari (3). Questo limite è stato imposto da diversi stati aderenti al trattato CTBT, alcuni dei quali avrebbero voluto imporre restrizioni anche sulla pubblicazione dei dati sui terremoti, senza però riuscirci.
I dati di monitoraggio prodotti dalle stazioni di radionuclidi del CTBTO sono comunque immediatamente disponibili ai governi dei 182 stati firmatari del trattato CTBT e a 1200 istituzioni degli stessi paesi, che possono decidere se e come pubblicarli.

Dal 12 marzo 2011 l’Instituto meteorologia e geodinamica dell’Austria (ZAMG) iniziò a pubblicare un bollettino quotidiano in tedesco sulla crisi di Fukushima con previsioni sulla diffusione della radioattività. Le informazioni erano corredate da rappresentazioni animate della diffusione della radioattività, basate sui dati rilevati dal CTBTO associati ai dati meteorologici.


Diffusione dello iodio 131 di Fukushima tra il 15 e il 19 marzo 2011 (dati aggiornati al 17 marzo 2011). Fonte: ZAMG.

Il bollettino ZAMG del 16 marzo elencava i tipi di radionuclidi rilevati tra il 12 e il 13 marzo dalla stazione di monitoraggio RN38 di Takasaki (4).
La lista comprendeva il tellurio 132, un isotopo la cui presenza era indicativa dell’avvenuta fusione del combustibile nucleare di almeno uno dei tre reattori problematici sui sei della centrale nucleare Fukushima Daiichi.
Ma la fusione dei reattori numero 1, 2 e 3 non è stata riconosciuta ufficialmente per più di due mesi. Fu soltanto il 15 maggio 2011 che Tokyo Electic Power Company (TEPCO), proprietario e gestore dell’impianto, ammise finalmente che la fusione del combustibile nucleare del reattore n° 1 era avvenuta 16 ore dopo il terremoto (5). Il 23 maggio 2011 TEPCO ammise che la fusione dei reattori 2 e 3 era avvenuta poco dopo l’11 marzo.

Dopo l’ammissione di TEPCO, anche l’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone (NISA) riconobbe ufficialmente la fusione dei tre reattori. NISA era al corrente dell’avvenuta fusione già il 12 marzo (6), inoltre una settimana dopo il terremoto un gruppo di dieci esperti incaricati dall’agenzia ne aveva dato ulteriore conferma in un rapporto redatto il 18 marzo 2011. Ma quel rapporto non fu reso noto (7).

Il 16 marzo il New York Times riuscì a pubblicare una mappa animata basata sui dati del CTBTO che illustrava il percorso della nube radioattiva rilasciata da Fukushima Daiichi sull’Oceano Pacifico tra il 12 e il 18 marzo.
A causa del vincolo sulla pubblicazione delle informazioni sugli incidenti nucleari a cui deve sottostare il CTBTO, il New York Times aveva dovuto procurarsi la mappa da altre fonti e senza poter ottenere i relativi dati sui livelli di radioattività e sul tipo di radionuclidi diffusi (8).

Diffusione della nube radioattiva di Fukushima, previsione del CTBTO. Fonte: New York Times.

La previsione del CTBTO mostrava che gli Stati Uniti occidentali sarebbero stati raggiunti dal pennacchio radioattivo tra il 17 e il 18 marzo, ma non era chiaro in che misura sarebbero stati coinvolti.
La pubblicazione della mappa fu accolta dal pubblico statunitense con apprensione, e su qualche blog con irritazione per l’approssimazione della didascalia e quindi dell’informazione. Ma evidentemente le ragioni di quell’approssimazione non dovrebbero essere imputabili nè ai funzionari del CTBTO, nè ai giornalisti del New York Times. Sono le Nazioni Unite ed in particolare i governi nazionali che decidono come pubblicare questo genere di informazioni e se pubblicarle in modo incompleto o poco chiaro.

Confrontando le animazioni di ZAMG con quella del NYT, è facile constatare che i colori del pennacchio della mappa pubblicata dal NYT sono gli stessi usati da ZAMG. Se si può fare riferimento ai colori delle animazioni di ZAMG, l’importo della dose di radioattività che raggiunse gli USA era piuttosto consistente.
Ma le informazioni disponibili su queste quantità lasciano spazio ai dubbi e all’incertezza. Senza poter accedere ai dati oggettivi, il pubblico statunitense ha dovuto accontentarsi delle comunicazioni ufficiali e ufficiose rilasciate dalle autorità (9).

Le tracce della diffusione globale della radioattività prodotta dall’incidente di Fukushima sono state rilevate più di 1600 volte da oltre 40 stazioni di radionuclidi del CTBTO in tutto l’emisfero nord del pianeta e in alcune zone dell’emisfero sud.
Tutte queste informazioni, comprese quelle sismiche e idroacustiche, erano subito disponibili alle istituzioni giapponesi, tra cui l’Istituto meteorologico (JMA), e sono servite per creare gli avvisi sull’arrivo dello tsunami (10).

Fukushima_I_Location

La radioattività di Fukushima rilevata dalle stazioni IMS tra il 12 marzo il 15 giugno 2011. Fonte: CTBTO via BfS.

Molti stati dispongono di sistemi di monitoraggio che operano su scala nazionale, ma nessuno ha le capacità di fornire un quadro della situazione globale come fa l’IMS.

Durante l’anno trascorso dall’inizio della crisi nucleare di Fukushima non si è parlato tanto del CTBTO, eppure i dati raccolti dai sensori dell’IMS sono stati elementi chiave del monitoraggio della radioattività, preziosi per gli istituti meteorologici, per gli istituti di radioprotezione e per gli scienziati che hanno potuto accedere a quelle informazioni.
Quei dati hanno permesso di avere un quadro della diffusione delle sostanze radioattive rilasciate dall’incidente di Fukushima Daiichi, sia in Asia-Pacifico e Giappone, che nell’atmosfera globale, facendo luce sulle opacità dovute alla mancanza di trasparenza di TEPCO e delle istituzioni giapponesi.

L’importanza dei dati del CTBTO è chiarita ulteriormente da questo episodio: un gruppo di scienziati ha dimostrato che l’incidente di Fukushima è stato innescato prima dal terremoto, come provano le grandi quantità di xeno-133, un isotopo radioattivo emesso dalla centrale nucleare Fukushima Daiichi dalle 15:00 (JST) dell’11 marzo, circa 40 minuti prima dell’arrivo dello tsunami (11).
TEPCO sosteneva invece che l’incidente era stato provocato solo dallo tsunami e questa era stata la versione ufficiale dei fatti prima che fosse dimostrato il ruolo del terremoto nell’incidente.

Dal rapporto della commissione d’inchiesta indipendente sull’incidente di Fukushima, istituita dalla Rebuild Japan Initiative Foundation (RJIF), è emerso che la scarsa circolazione delle informazioni tra il governo giapponese e l’industria nucleare, l’inefficienza degli organismi di controllo, la loro collusione con l’industria nucleare e la fiducia cieca nella sicurezza delle centrali, hanno contribuito a rendere il complesso disastro nucleare giapponese ancora più disastroso (12).
Le informazioni vitali dovrebbero (e potrebbero) circolare molto più efficacemente. La mentalità del segreto è in contraddizione con la civiltà democratica.

Oltre l’Istituto meteorologico austriaco, diverse istituzioni internazionali, tra cui l’Istituto norvegese di meteorologia (NILU), l’Istituto di ricerca nucleare delle Filippine (PNRI) (13), l’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare francese (IRSN), l’Istituto Federale tedesco per le Geoscienze (BGR), e l’Istituto di ricerca ambientale della Renania (RIU), hanno utilizzato i dati del CTBTO sulle emissioni radioattive di Fukushima Daiichi, rendendole fruibili con bollettini, previsioni e mappe animate disponibili su Internet.

Ausbreitungssimulationen von Radionukliden emittiert durch den Reaktorunfall in Fukushima, Japan, Source: BGR.

Concentrazione dei radionuclidi di Fukushima nell’emisfero nord, dal 12 al 28 marzo 2011. Simulazione dell’Istituto Federale tedesco per le Geoscienze (BGR) basata sui dati del CTBTO. Fonte: BGR.

Queste pubblicazioni avevano forse alcuni limiti formali, dovuti in qualche caso alle barriere linguistiche o al fatto che le istituzioni scientifiche usano un tipo di comunicazione più adatto agli specialisti che a un pubblico ampio, e che quindi non ha avuto molte occasioni per prendere confidenza con questo tipo di informazioni.

L’episodio del New York Times sembra indicativo del fatto che la clausola che vieta al CTBTO di diffondere in modo autonomo i dati sugli incidenti nucleari è probabilmente uno degli elementi che hanno contribuito ad alimentare non solo le incertezze, ma anche la sfiducia del pubblico verso le istituzioni governative e i media di informazione su questo tema. In Giappone come altrove.
Le istituzioni privilegiate che, in 182 stati del mondo, hanno avuto accesso ai dati del CTBTO sulle radiazioni di Fukushima Daiichi, sono 1200. Ma tra queste organizzazioni, quelle che hanno pubblicato informazioni basate su quei dati sono pochissime e si contano sulle dita di appena una o due mani. Appare quindi evidente che rilasciare le informazioni sulla diffusione dei radionuclidi in forma riservata complica l’accesso del pubblico alle informazioni, riducendo di fatto la disponibilità di risorse preziose per la sicurezza di tutti.

Pertanto le Nazioni Unite dovrebbero eliminare al più presto il vincolo che limita l’autonomia di comunicazione del CTBTO. Le società democratiche che vogliono continuare a definirsi tali, dovrebbero finalmente prenderne atto, ovunque.


NOTE
Questo articolo è in parte basato sulle informazioni pubblicate da queste fonti:
1. Mappa delle stazioni del Sistema di monitoraggio internazionale (IMS). CTBTO.
2. Scheda sulla stazione di radionuclidi RN38 di Takasaki. CTBTO.
3. Declan Butler, Nuclear test ban agency has valuable radiation monitoring data from Japan nuclear accident, but can’t share them. Nature, 14 marzo 2011.
4. Gerhard Wotawa, CTBTO Messnetz misst erste Radioaktivitätswerte über Japan. Zentralanstalt für Meteorologie und Geodynamik (ZAMG), 16 marzo 2011. (Disponibile via Wayback Machine).
5. Andy Coghlan, Fukushima update: TEPCO admits more meltdowns. New Scientist, 24 maggio 2011.
6. Norimitsu Onishi e Martin Fackler, Japan Held Nuclear Data, Leaving Evacuees in Peril. The New York Times, 8 agosto 2011.
7. Tatsuyuki Kobori, NISA’s ad hoc team pointed to reactor meltdowns early. Asia & Japan Watch, 4 marzo 2012.
8. William Broad, Scientists Project Path of Radiation Plume. The New York Times, 16 marzo 2011.
9. George Jahn, UN, diplomats seek to dispel nuclear anxiety. Associated Press / The Washington Times, 16 marzo 2012.
10. Fukushima Related Measurements by the CTBTO. CTBTO, 13 aprile 2011.
11. AAVV, Reactor accident Fukushima – New international study. Norwegian Institute for Air Research (NILU), 21 ottobre 2011.
12. Yoichi Funabashi e Kay Kitazawa, Fukushima in review: A complex disaster, a disastrous response. Bulletin of the Atomic Scientists / SAGE, 5 marzo 2012 (pdf/html).
13. Fukushima-Daiichi Nuclear Power Plant Accident in Japan, Information Bulletin N° 17. Philippine Nuclear Research Institute (PNRI), 31 Marzo 2011. (Disponibile via Wayback Machine).


ARTICOLI CORRELATI
Mappe CTBTO, Backyard World.
Le previsioni di SPEEDI, un fallimento senza errori, Backyard World, 28 marzo 2012.
Radiazioni, unità di misura, Backyard World, 31 marzo 2011.


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Backyard World is an art and information architecture project on the Fukushima crisis. The project was started March 17, 2011.
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