Fukushima per una nuova glasnost?

Sullo sfondo del dibattito sul nucleare, riacceso dall’incidente di Fukushima, è in corso un confronto tra il bisogno di sapere dei cittadini e il bisogno di nascondere del cartello nucleare.

Il 17 marzo 2011, creai sulla mia pagina pubblica di Facebook una nota redatta in forma di lista di risorse d’informazione, che usavo per orientarmi tra le notizie incerte sulla crisi di Fukushima Daiichi.

L'incipit della nota sulla crisi di Fukushima. Fonte: Fabrice de Nola / Facebook.

Avevo l’urgente necessità di capire la reale entità del disastro nucleare ma, specialmente nella prima settimana dopo il 3/11, sui media regnava una grande confusione (1)(2) dovuta in primo luogo alla mancanza di trasparenza del Giappone sugli eventi alla centrale di Fukushima Daiichi.
Quindi mi era molto utile avere a portata di mano un elenco di risorse che potevano aiutarmi nel tentativo di capire ed eventualmente a valutare quali notizie erano affidabili.

Dal 19 marzo l’attenzione dei media si spostò sulla guerra in Libia. Ma fino a metà aprile continuai ad aggiornare la nota quotidianamente. Quando fu chiaro che le emissioni radioattive di Fukushima Daiichi erano diminuite sensibilmente, allentai l’attenzione e smisi di fare aggiornamenti regolari.

False voci e contenuti non disponibili
Intorno alla metà di maggio, la nota fu oscurata da Facebook, che non diede nessuna risposta alle mie richieste di chiarimenti. Pertanto non ho mai potuto accertare se il problema fosse dovuto a uno dei tanti bug di Fb o se la nota fosse stata deliberatamente censurata.

Avviso Facebook all'indirizzo della nota su Fukushima. Fonte: Fabrice de Nola / Facebook.

Se non fosse stato dimostrato che in quel periodo è stata portata avanti una campagna censoria globale, avrei creduto senza tanti dubbi che il problema fosse dovuto a un bug, ipotesi che rimane comunque molto probabile, visto il pessimo funzionamento del software di Fb.

Ad ogni modo, l’episodio della mancata disponibilità della mia nota coincide con una forte diminuzione delle informazioni sulla crisi nucleare giapponese notata da diversi media e con la notizia, apparsa a fine giugno sul Guardian (3), che già due giorni dopo l’inizio della crisi di Fukushima, la lobby nucleare aveva preso accordi con il governo britannico per minimizzare l’incidente nucleare di Fukushima. Questo può lasciare supporre, ma naturalmente si tratta di illazioni, che il cartello nucleare internazionale si sia dato da fare non solo con i britannici.

Nello stesso periodo il Giappone, invece di adoperarsi per una maggiore trasparenza sui fatti di Fukushima, le autorità giapponesi hanno tentato di mettere un freno alle “false voci” che, circolando su Internet e sui canali video, potevano creare panico nella popolazione (4).

Di fatto però, il panico è stato alimentato in buona parte dal difetto di trasparenza delle istituzioni giapponesi e della lobby nucleare. E l’incertezza delle informazioni ufficiali ha favorito il diffondersi di storie stravaganti di extraterrestri, massonerie segrete ebraiche e improbabili armi americane per creare i terremoti che, secondo alcuni, sarebbero i responsabili occulti del disastro multiplo che ha colpito il Giappone.
Così, durante tutto l’anno trascorso dal 3/11, diverse leggende metropolitane si sono fatte largo tra i vuoti dell’informazione, sviando molte persone dalla complicata realtà dei problemi connessi all’incidente nucleare di Fukushima.

Vista la confusione, Fukushima merita un’attenzione particolare, non solo per le proporzioni dell’incidente nucleare, il più grave dopo quello di Cernobyl, ma anche perché ha rinnovato il dibattito sulle politiche energetiche e le relative scelte tecnologiche nel mondo.
La crisi nucleare di Fukushima potrebbe dunque segnare un punto di svolta, sia per il Giappone, che per il mondo intero. O comunque ha posto la necessità di fare delle scelte chiare.

La difesa della democrazia
Ma i problemi emersi con la crisi di Fukushima indicano che la questione del nucleare non implica solo scelte di carattere ecologico, tecnologico ed economico. Il dibattito sul nucleare investe tutte le sfere della politica e della società (5) (6).

Protesta antinucleare a Yoyogi Park, Tokyo, 19 settembre 2011. Fonte: Wikimedia.

Sullo sfondo di questo dibattito è in corso un conflitto tra il bisogno di sapere delle persone comuni e il bisogno di nascondere della lobby nucleare, espressioni di due concezioni della politica molto diverse.
Le sorti del conflitto tra una cultura della trasparenza rinvigorita anche dalle tecnologie dell’informazione, e la mentalità del segreto, mutuata dagli ambienti militari in cui si è sviluppata la tecnologia nucleare, indirizzeranno il futuro della democrazia.

Fukushima ha dimostrato che il bisogno di sapere delle persone comuni non può essere trattato come un capriccio infantile e che il bisogno di nascondere della lobby nucleare è in contraddizione con la cultura democratica, provando inoltre che la mentalità del segreto (7) nelle questioni di pubblico interesse è pericolosamente antidemocratica.

Dopo Cernobyl è nata la glasnost di Gorbaciov, un punto di svolta per il mondo.
La gestione della crisi nucleare giapponese ha reso evidente l’importanza della politica. C’è da sperare che l’incidente di Fukushima non lascerà in eredità soltanto un territorio inabitabile e la sofferenza delle persone coinvolte in varia misura.
Per non essere vano, il sacrificio di Fukushima dovrà servire al mondo come occasione per qualcosa di positivo. Sta dunque al mondo stesso decidere cosa vorrà da un tale sacrificio.
Sono curioso di sapere cosa significherà Fukushima.

Per questo ho deciso di continuare l’osservazione che avevo iniziato febbrilmente un anno fa con degli appunti raccolti in una nota Facebook, stranamente non più disponibile.


Questo articolo è basato sulle informazioni pubblicate da queste fonti:
1. Dan Yurman, Social Media, Old Media and Fukushima. The Energy Collective, 23 marzo 2011.
2. Sharon M. Friedman, Fukushima: An analysis of traditional and new media coverage. The Bullettin of the Atomic Scientists, settembre 2011.
3. Rob Edwards, Revealed: British government’s plan to play down Fukushima. The Guardian, 30 giugno 2011.
4. Censura e libera stampa al tempo di Fukushima. Green Report, 12 maggio 2011.
5. Roy K. Akagawa, Interview/ Yoichi Funabashi: Fukushima nuclear crisis revealed Japan’s governing defects. The Asahi Simbun, 29 febbraio 2012.
6. Jan Beranek, Lessons from Fukushima: new Greenpeace report a warning on nuclear risks. Greenpeace, 28 febbraio 2012.
7. Kennette Benedict, The road not taken: Can Fukushima put us on a path toward nuclear transparency?. The Bullettin of the Atomic Scientists, 26 marzo 2011.


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Informazioni su Fabrice de Nola

Fabrice de Nola is an Italian-Belgian artist. His research and practice focuses in the fields of information architecture and augmented reality integrated to painting, site-specific installations, and cultural heritage sites.
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