Una mosca sulla webcam

Intorno alla centrale di Fukushima l’esistenza degli animali e delle piante continua, surreale ed evidentemente ignara della tragedia in corso.

Operai a Fukushima Daiichi. Fonte: TEPCO via Flickr

Il 31 maggio 2011, TEPCO, gestore della centrale nucleare Fukushima Daiichi, ha reso disponibile al pubblico una webcam puntata sui quattro reattori problematici dell’impianto.

Dalla webcam del “belvedere“, oggi non più disponibile, si vedeva l’Oceano Pacifico e la pineta che circonda la centrale. Da questa nuova finestra sul disastro generalmente si nota il frusciare dei cespugli e il movimento di qualche gru all’opera sugli edifici devastati dei reattori 1, 2, 3 e 4.

Da qualche parte nel mondo c’è sempre qualcuno che registra gli eventi insoliti ripresi dalla webcam e le immagini finiscono regolarmente su YouTube o anche su Flickr.
Qualche volta davanti all’occhio elettronico che controlla 24 ore su 24 la centrale, passano degli operai nelle loro tute protettive. E ogni tanto compare anche qualche animale: degli uccelli in volo, una coppia di cani, un tanuki (canide simile al procione).

Il 21 giugno 2011 sull’obiettivo della camera si è posata una mosca. Niente di più banale, eppure sorprendente.

21 giugno 2011, una mosca sulla webcam Fukuichi. Fonte: TEPCO via Flickr.

Nel quadro del monitoraggio della centrale disastrata, le immagini che mostrano il passaggio di animali non segnalano l’incombere di nessun possibile nuovo pericolo e non testimoniano eventi di una qualche eventuale rilevanza, come le vibrazioni di un ennesimo terremoto, o la comparsa di fumi, nebbie, vapori, strane luci, o altro.
Eppure sono immagini molto interessanti. Prima di tutto perchè inscenano la vita in un luogo che la nega.

4 giugno 2011, un tanuki alla centrale di Fukushima. Fonte: TEPCO via YouTube.

Colpisce anche l’ovvia incoscienza della natura alla tragedia che l’assale. Mostrando la semplice normalità quotidiana della natura a Fukushima Daiichi, queste immagini mettono in risalto il contrasto tra un fallimento della conoscenza umana e l’ignoranza innocente e fallimentare degli animali.

Gli akita nella registrazione qui sotto sono probabilmente due dei tanti cani rimasti senza padrone nella zona di evacuazione intorno alla centrale (gli sfollati, lasciando le loro case e la loro terra, hanno dovuto abbandonare anche i loro animali).

2 giugno 2011, due akita si aggirano sul terreno della centrale di Fukushima. Fonte: TEPCO via YouTube.

Le note immagini delle esplosioni degli edifici dei reattori sono le icone plateali dell’incidente di Fukushima, invece gli eventi dall’apparenza banale di queste immagini enfatizzano l’intimità della sottile violenza infernale della devastazione.

La potenza di queste immagini sta nel fatto che lasciano intuire qualcosa che non si vede, sono cariche dell’inpercettibile conflitto tra la delicatezza della vita organica e una furia nichilista della diversificazione genetica, potenzialmente capace di far trionfare la malattia in modo permanente, se non la morte in modo definitivo.
Sembra infatti che qui la morte non si accontenti d’essere uno degli attori dell’esistenza, ma aspiri silenziosamente ad essere un demone maligno, un protagonista assoluto non più votato all’eliminazione di ciò che è stato per ciò che sarà, ma deciso a sfinire la vita.

In questo contesto d’invisibile ostilità alla vita, ogni forma di vita organica appare più sorprendentemente miracolosa del solito.
Gli umani, con il loro abbigliamento protettivo, appaiono come alieni consci di essere in un luogo invivibile. E gli animali sembrano entrare ciechi, come una rara casualità, sulla scena di un mondo alieno.


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    Informazioni su Fabrice de Nola

    Fabrice de Nola is an Italian-Belgian artist. His research and practice focuses in the fields of information architecture and augmented reality integrated to painting, site-specific installations, and cultural heritage sites.
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