Osservatorio sulla crisi nucleare a giugno 2011

Per Jeremy Rifkin l’industria nucleare è ormai morente, ma secondo l’Asahi Shimbun il feudo nucleare potrebbe uscire indenne dalla crisi di Fukushima.

Tokyo, giugno 2011, ''Meno nucleare, più tofu''. Fonte: Hiroko Tabuchi, Yfrog.

Secondo l’analisi di Nature i dati sulle radiazioni di Fukushima raccolti dal CTBTO dovrebbero essere resi accessibili a tutti.
Ma lo stato attuale dell’informazione sull’incidente di Fukushima è sintetizzato dalle notizie sulla campagna del governo britannico e delle aziende nucleari per minimizzare il disastro nucleare e quelle sulla distribuzione di dosimetri per i bambini di Fukushima. Oblio per gli adulti e ansia per i bambini.

Nell’amarezza delle parole di un operaio a contratto di Fukushima, intervistato dal WSJ, emerge il fatalismo conseguente alla mancanza di informazioni chiare per tutti: “Le persone istruite e che sanno di Sievert e Becquerel, possono avere il senso di auto-conservazione, paura, sospetto. Se ci si pensa, è un vero vantaggio essere ignoranti.
I giapponesi non sembrano comunque aver perso il senso dell’ironia: durante una manifestazione a Tokyo è apparso un manifesto con su scritto “Meno nucleare, più tofu.

Per il quotidiano giapponese Asahi Shimbun la lobby nucleare giapponese è così forte e strutturata che potrebbe uscire indenne dalla crisi di Fukushima.
Invece secondo Jeremy Rifkin il nucleare è agonizzante. Con le urgenze del cambiamento climatico, la lobby nucleare è riuscita a spacciare il nucleare per una tecnologia pulita e rinnovabile, nella sua brillante analisi Rifkin smonta in modo molto convincente la rinascita effimera dell’industria nucleare e indica le prospettive dei mutamenti in corso.

Il New York Times descrive come il ‘Mito della sicurezza’ ha condotto fino alla crisi nucleare del Giappone.


Analisi e commenti degli osservatori internazionali:

  • Il mito della sicurezza ha prodotto la crisi nucleare del Giappone
    Per diversi decenni, le istituzioni nucleari del Giappone hanno dedicato grandi risorse per convincere il pubblico giapponese della sicurezza e la necessità dell’energia nucleare. I gestori delle centrali hanno costruitio sontuosi edifici per le pubbliche relazioni, che sono diventati attrazioni turistiche. Elaborate campagne pubblicitarie sono state realizzate da una moltitudine di organizzazioni create esclusivamente per pubblicizzare la sicurezza delle centrali nucleari. I politici hanno promosso l’adozione dei libri di testo scolastici favorevoli all’energia nucleare.
    Norimitsu Onishi, ‘Safety Myth’ Left Japan Ripe for Nuclear Crisis. The New York Times, 24 giugno 2011.

  • Mal gestita, la situazione a Fukushima rafforza il rifiuto del nucleare in Giappone
    Più passa il tempo, più la situazione alla centrale nucleare di Fukushima è difficile da controllare, facendo aumentare l’ostilità dei giapponesi verso il nucleare. Le manifestazioni di protesta si moltiplicano e cresce il sostegno di personalità del mondo della cultura, come regista Hayao Miyazaki, che ha fatto distribuire presso gli uffici dello Studio Ghibli di Tokyo, da lui diretto, uno striscione con su scritto: “Lo studio Ghibli vuole fare film con elettricità non prodotta da impianti nucleari.”
    Philippe Mesmer, Mal maîtrisée, la situation à Fukushima renforce le rejet du nucléaire au Japon. Le Monde, 20 giugno 2011.

  • I ricercatori chiedono la diffusione dei dati sul nucleare
    Lo scrigno dei dati su Fukushima potrebbe migliorare il monitoraggio delle radiazioni e beneficiare la ricerca. I dati sulle radiazioni emesse dalla centrale nucleare di Fukushima sono stati raccolti dalla rete globale del CTBTO, composta da 63 stazioni di monitoraggio delle radiazioni. I dati sono stati condivisi con i governi di tutto il mondo, ma non con il mondo accademico o con il pubblico. Ora gli scienziati che lavorano con il CTBTO chiedono che i dati siano resi di pubblico dominio. Il CTBTO è un’organizzazione che dipende dall’ONU, che decide come il CTBTO può condividere le informazioni sulla radioattività di cui dispone.
    Geoff Brumfiel, Researchers call for nuclear data release. Nature, 13 giugno 2011.

  • L’ingestione di particelle radioattive microscopiche da Fukushima
    Le stime iniziali sulle emissioni di xenon e kripton rimangono le stesse, ma un ricalcolo di TEPCO indica un drammatico aumento delle emissioni di particelle radioattive (hot particles) durante la prima settimana dell’incidente di Fukushima. Ciò conferma i risultati del monitoraggio dei filtri dell’aria effettuato da scienziati indipendenti.
    Arnie Gundersen di Fairewinds, spiega come le particelle radioattive non sono rilevabili con i contatori Geiger. Le percezioni di un gusto metallico in bocca, segnalate in Giappone e sulla costa occidentale degli Stai Uniti, sono un segno rivelatore dell’esposizione alle radiazioni.

    Arnie Gundersen, Digesting Undetectable Hot Particles From Fukushima – N.Hemisphere Softkill. Fairewinds – Vimeo, 12 giugno 2011.

  • La sicurezza è un bene comune
    Mentre il coordinamento tra gli stati europei si estende e approfondisce, la supervisione delle centrali atomiche continua a essere affidata ai governi nazionali. Un’anomalia che va risolta al più presto, per il bene di tutti.
    Marek Švehla, Jaderné kompetence do Bruselu. Respekt, 9 giugno 2011. Traduzione in italiano di PressEurope.

  • Dietro il mito: il “Villaggio nucleare” è governato dalla gerarchia di TEPCO
    Anche dopo il disastro dell’11 marzo, i dirigenti del settore e i membri della Dieta (il parlamento giapponese) supportati dalle aziende nucleari, dicono che bisogna promuovere la produzione di energia nucleare.
    I burocrati paragonano TEPCO e le altre otto società elettriche regionali giapponesi ai domini governati come paesi indipendenti sotto lo shogunato Tokugawa.
    Il “villaggio nucleare” di TEPCO comprende politici, burocrati, accademici e persino rappresentanti dei lavoratori e fa parte del grande complesso nucleare industriale rappresentato dall’Associazione giapponese dell’industria nucleare (JAIF) che è costituita da più di 400 aziende, tra cui vi sono costruttori di macchinari elettrici pesanti e società di trading.
    Per la natura specialistica delle sue operazioni, il “villaggio nucleare” ha mantenuto la sua indipendenza per decenni, al riparo dal resto della società. Questo feudo di esperti nucleari è sopravvissuto alle crisi del passato e potrebbe uscire indenne anche dalla crisi di Fukushima.

    Atsushi Komori, BEHIND THE MYTH: ‘Nuclear village’ rules itself in TEPCO hierarchy. Asahi Japan Watch, 7 giugno 2011.

  • Fukushima è più grave di quanto si creda
    Secondo Arnie Gundersen i pericoli di Fukushima sono peggiori e più duraturi di quanto si creda. La trascrizione di un’intervista all’ingegnere nucleare statunitense sullo stato attuale della centrale di Fukushima.
    Chris Martenson, Transcript for Exclusive Arnie Gundersen Interview: The Dangers of Fukushima Are Worse and Longer-lived Than We Think. 3 giugno 2011.

  • Il nucleare è morto
    Dopo Three Mile Island e Chernobyl l’industria nucleare era morta. Ma poi, con le urgenze del cambiamento climatico, la lobby nucleare è riuscita a spacciare il nucleare per una tecnologia pulita e rinnovabile, adatta ad abbattere le emissioni di CO².
    L’economista Jeremy Rifkin, presidente della Fondazione per le tendenze economiche (Foundation on Economic Trends o FOET), smonta questa teoria e spiega perchè la rinascita del nucleare è effimera e non avrà lunga vita.
    ● Gli impianti esistenti sono vecchi e producono il 6% dell’energia consumata nel mondo. Per raggiungere gli obiettivi di abbattimento delle emissioni di CO² con il nucleare bisognerebbe costruire 1000 centrali in 25 anni, a costi proibitivi.
    ● La questione dei rifiuti radioattivi non è ancora stata risolta da nessuno in tutto il mondo. Produrne altri non è ragionevole.
    ● Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) tra il 2025 e il 2035 non ci sarà più abbastanza uranio per alimentare le centrali attualmente esistenti. Il prezzo dell’energia nucleare è destinato a crescere sempre di più.
    ● Nelle nuove centrali nucleari si può usare un combustibile che ricicla il plutonio. Oltre ad essere molto tossico, il plutonio è rischioso per la proliferazione delle armi nucleari e il terrorismo.
    ● Il 40% di tutta l’acqua dolce consumata in Francia viene utilizzato dall’industria nucleare per raffreddare i reattori nucleari e l’aqua riscaldata crea squilibri nell’ambiente. In alternativa si possono costruire i reattori in riva al mare, ma il rischio e che vengano inondati come a Fukushima.
    ● Infine, l’industria nucleare rispecchia una mentalità centralizzata che poteva andare ancora bene nel 20° secolo, ma i nuovi modi di pensare che si stanno sviluppando insieme alle nuove tecnologie dell’informazione e della produzione di energia finiranno per indurci, entro 30 anni, a produrre e distribuire l’energia in modo decentralizzato.

    Le nucléaire est mort. Vive Jeremy Rifkin! Agoravox, 1 giugno 2011.

  • Pagine correlate:
    Le notizie sulla crisi nucleare a giugno 2011.
    ● Vedi anche la raccolta di analisi e notizie pubblicate nel 2011 e 2012.



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    Header image: 1999, inside the Fukushima Daiichi power plant (detail). Photo by Kawamoto Takuo, Flickr.

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    Backyard World is an art and information architecture project on the Fukushima crisis. The project was started March 17, 2011.
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