Il nucleare è morto

Secondo Jeremy Rifkin la rinascita del nucleare è effimera.
Jeremy Rifkin, presidente della Fondazione per le tendenze economiche (Foundation on Economic Trends o FOET), ha spiegato perchè la rinascita del nucleare è effimera e non avrà lunga vita.
Nell’intervista Rifkin dice che le considerazioni ideologiche sono irrilevanti, e argomenta la sua analisi con ragioni di carattere economico e ambientale, facendo anche riferimento agli attuali cambiamenti tecnologici e alle loro ricadute culturali.

Ecco una sintesi in italiano del suo discorso:

Dopo gli incidenti nucleari di Three Mile Island e Chernobyl l’industria nucleare era morta, tranne che in Francia.
L’energia nucleare è rinata grazie al cambiamento climatico. La lobby nucleare è riuscita infatti a spacciare il nucleare per una tecnologia pulita e rinnovabile, adatta ad abbattere le emissioni di CO².
Ma la rinascita dell’industria nucleare è effimera. Il nucleare è inutile e non avrà lunga vita per queste ragioni:

● Nel mondo esistono 443 impianti nucleari. Queste centrali sono vecchie e producono il 6% dell’energia consumata nel mondo.
Per avere un minimo impatto sull’abbattimento delle emissioni di CO² con il nucleare bisognerebbe produrre il 20% dell’energia con le centrali nucleari. E per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe costruire 1000 centrali in 25 anni, a costi proibitivi.

● La questione dei rifiuti radioattivi non è ancora stata risolta da nessuno in tutto il mondo. Produrne altri non è ragionevole.

● Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) tra il 2025 e il 2035 non ci sarà più abbastanza uranio per alimentare le centrali attualmente esistenti. Quindi il prezzo dell’energia nucleare è destinato a crescere sempre di più.

● Nelle nuove centrali nucleari si può usare un combustibile che ricicla il plutonio. Ma oltre ad essere molto tossico, il plutonio è rischioso per la proliferazione delle armi nucleari e del terrorismo.

● Il 40% di tutta l’acqua dolce consumata in Francia viene utilizzato dall’industria nucleare per raffreddare i reattori nucleari e l’aqua riscaldata crea squilibri nell’ambiente.
In alternativa si possono costruire i reattori in riva al mare, ma c’è il rischio che vengano inondati come è successo a Fukushima.

● Infine, l’industria nucleare rispecchia una mentalità centralizzata che poteva andare ancora bene nel 20° secolo, ma i nuovi modi di pensare che si stanno sviluppando insieme alle nuove tecnologie dell’informazione e della produzione di energia finiranno per indurci, entro 30 anni, a produrre e distribuire l’energia in modo decentralizzato.


Note
Questo articolo è basato sulle informazioni pubblicate da queste fonti:
Sonya Vardikula, Le nucléaire est mort. Vive Jeremy Rifkin! AgoraVox, 1 giugno 2011.


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Backyard World is an art and information architecture project on the Fukushima crisis. The project was started March 17, 2011.
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