12 giugno

Chiara Quartararo. Foto di Adriana Tedeschi, 2011.

Con il referendum del 1987 l’Italia aveva rinunciato al nucleare, vietando inoltre all’ENEL di partecipare ad attività in impianti nucleari fuori dall’Italia.
Ma l’ENEL, insieme alla francese EDF, è attiva nel nucleare in Francia, Spagna e Slovacchia e ha in progetto la costruzione di nuovi reattori nucleari per la produzione di energia elettrica in Italia.

Pare che la Sicilia si sia prenotata per avere sul suo territorio un sito di stoccaggio delle scorie radioattive e una delle centrali nucleari di cui l’Italia potrebbe dotarsi in un prossimo futuro.
Il 12 e 13 giugno 2011 gli italiani dovranno pronunciarsi sull’uso dell’energia nucleare con una nuova votazione in un referendum abrogativo che comprende altri tre quesiti. Ovviamente anche i siciliani potranno confermare o meno la loro presunta volontà di avere una centrale nucleare sulla costa sud dell’isola.

Kevin Kelly studia gli effetti della tecnologia sulla cultura e la società. Nel suo libro Quello che vuole la tecnologia, riferendosi ad alcuni episodi di proibizionismo applicato alle tecnologie, racconta che in Giappone, tra il XVII e il IXX secolo, fu vietato il fucile.
In effetti l’etica dei samurai era legata all’uso della spada. L’uso del fucile avrebbe destabilizzato un modo di pensare e di agire consolidato, costringendo a ristabilire le regole del confronto militare fino ad allora condivise tra i clan che si combattevano per la conquista del potere, in un paese che in quel tempo aveva deciso di conservare le proprie abitudini rimanendo isolato dal resto del mondo.
Fu una scelta culturale e pratica manifestata con il rifiuto (inevitabilmente temporaneo) di una nuova tecnologia e delle sue regole conseguenti.

Ogni nuova tecnologia è portatrice sia di nuovi vantaggi che di nuovi problemi. I cambiamenti e gli effetti imprevisti ad essa collegati possono sviluppare una cultura e una civiltà in direzioni sconosciute, spesso destabilizzanti per le certezze e lo status quo della società o di alcune sue parti. Fino ad oggi, ovunque nel mondo, la diffusione di nuove tecnologie ha spesso incontrato opposizioni anche tra chi le usa, con resistenze che talvolta sono diventate divieti imposti.
Di fronte ai potenziali pericoli dell’innovazione, la società certe volte ricorre al principio di precauzione, al fine di contenere gli eventuali danni prodotti da pratiche ancora non ben sperimentate. Kevin Kelly fa però notare, ad esempio, quanto sarebbe controproducente applicare il principio di precauzione all’informatica per contrastare gli effetti negativi dei virus informatici. Un simile divieto ci impedirebbe di avere i vantaggi di cui godiamo per proteggerci da un problema finora relativamente contenibile.
Quindi nella civiltà tecnologica contemporanea, dove ogni attività è strettamente collegata e dipendente dalle tecnologie, essere contro la tecnologia o vietarne il libero uso generalmente non ha molto senso.

Le simulazioni, gli esperimenti e le previsioni in genere non mostrano tutte le conseguenze prodotte dall’introduzione di una tecnologia. Solo l’uso nella realtà ne può far emergere gli effetti imprevedibili, siano essi positivi o negativi: quando fu inventato il motore a scoppio non era prevedibile quanto le automobili, con la loro diffusione di massa, avrebbero influenzato le trasformazioni urbanistiche delle città contemporanee.
Finora la tecnologia nucleare si è rivelata efficiente da un punto di vista produttivo ma ha dimostrato che, in caso di incidente, e a causa delle scorie che produce, può essere molto pericolosa per la salute e l’ambiente su una scala temporale difficile da immaginare (si veda Into Eternity, documentario sulle scorie radioattive). Le prove più evidenti della pericolosità dell’uso civile del nucleare non sono esperimenti di laboratorio, ma dimostrazioni pratiche durante il normale uso nella vita reale: il disastro di Cernobyl e il disastro di Fukushima.
La percezione di questa pericolosità spesso non è pienamente condivisa da tutti. Di fronte a tali dubbi e vedute contraddittorie, un simile caso speciale dovrebbe essere considerato come uno di quelli a cui applicare il principio di precauzione, infatti nei circa settant’anni dalla sua introduzione, il nucleare non si è ancora liberato dello status di tecnologia più pericolosa del mondo. Tutto questo dovrebbe indurci a investire più risorse in altre tecnologie e specialmente in quelle ad uno stadio avanzato di sviluppo ed evidentemente più sicure, come il solare e l’eolico.
Un altro argomento a sfavore dell’industria nucleare civile è la mentalità del segreto che la pervade.

Secondo i suoi difensori invece, l’energia nucleare rende autonomi dal punto di vista energetico e contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2. E’ vero, non va però dimenticato che l’Italia ha praticamente svenduto il petrolio siciliano alle compagnie petrolifere straniere. E forse non tutti sanno che secondo uno studio pubblicato ad aprile 2011 dal Ministero dell’Ambiente del Giappone, nelle regioni di Tohoku e Kanto la forza del vento può produrre la stessa quantità di energia prodotta dalle centrali nucleari attualmente esistenti nelle due regioni.
Gli obiettivi di un’autonomia energetica e della riduzione delle emissioni di CO2 si potrebbero dunque perseguire per altre vie, eliminando anche i gravi rischi di inquinamento nucleare, che anche senza incidenti, sono garantiti dalla produzione di scorie nucleari.
Secondo un’altra ragione in difesa del nucleare, le centrali di terza generazione sarebbero molto sicure. Nel caso di un ritorno al nucleare l’Italia adotterà reattori di tipo EPR, versione aggiornta del PWR già in uso a Tree Miles Island. Anche i reattori BWR di Fukushima Daiichi erano reattori di terza generazione.
Gli EPR che dovrebbero essere costruiti in Italia saranno alimentati con il MOX, lo stesso combustibile che si è fuso nel reattore numero 3 di Fukushima Daiichi e che desta grandi preoccupazioni per la sua forte tossicità. Infatti, anche se più economico perché ricavato dal processo di arricchimento dell’uranio e riciclando il plutonio delle bombe nucleari dismesse, il MOX è molto instabile e più pericoloso degli altri combustibili nucleari. Inoltre, dopo l’utilizzo, il MOX genera più radioattività e calore rispetto ai combustibili nucleari tradizionali e prima di poter essere sigillato in un sito di stoccaggio definitivo, richiede il trattamento in grandi impianti di raffreddamento durante 50 anni, ovvero un tempo 10 volte più lungo di quello necessario per gli altri combustibili nucleari.

Personalmente sarei diverso senza le tecnologie che uso e da cui dipendo. Credo che questo valga per tutti. Sono convinto che le tecnologie possano offrire agli esseri umani l’opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni e non vorrei imporre restrizioni sull’uso o sulla sperimentazione non cruenta di nuove tecnologie. Questo non significa che io debba sentirmi obbligato ad usare qualunque tecnologia.
Mia moglie è di Tokyo, non molto lontano dalla sua casa c’è una centrale nucleare. Prima del disastro di Fukushima Daiichi ci ho sempre pensato distrattamente, insomma non era un problema. Oggi per me non è più così. Preferirei che in Sicilia, la terra dove sono nato e in cui vivo parte dell’anno, non venisse costruita mai una centrale nucleare. Naturalmente, in casi come questo, la mia volontà ha poca importanza se non coincide con un desiderio collettivo.

In questi giorni mi sono ricordato una scena del film The Million Dollar Hotel di Wim Wenders, in cui dei tizi devono prendere una decisione mettendola ai voti. L’idea è suggerita da uno di loro, perchè “siamo in una democrazia”, dice, e organizza la votazione spiegando che “ci sono due possibilità: una è si e l’altra perchè no?.”
Anche se non in questi termini, il voto sul nucleare non sarà la risposta chiara ad un quesito limpido (articolo del Post). E nella confusione italiana non si capisce neanche bene che fine faranno i voti dei residenti all’estero… Io voterò lo stesso, nella speranza di poter contribuire a dare un segnale, per prendere una posizione, fare una scelta che sicuramente andrà difesa nel tempo.

Il 12 giugno al referendum voterò SI e poi andrò al mare. Anche la mia amica siciliana (nella foto in apertura di questo post), andrà al mare dopo aver votato SI perché non vuole una centrale nucleare vicino alla sua spiaggia preferita, che è vicina ad uno dei siti siciliani dove potrebbe sorgere una centrale di terza generazione.

Voi che farete?


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Informazioni su Fabrice de Nola

Fabrice de Nola is an Italian-Belgian artist. His research and practice focuses in the fields of information architecture and augmented reality integrated to painting, site-specific installations, and cultural heritage sites.
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