Il monitoraggio delle radiazioni

Dietro le mappe per orientarsi nella realtà invisibile della contaminazione radioattiva ci sono i dati del monitoraggio delle radiazioni. Sono dati molto preziosi, ecco come vengono raccolti.

Quadrante di contatore Geiger, 1950. Fonte: Wikimedia

Nel caso di un incidente radiologico si usano tre metodi per valutare il grado e l’estensione della contaminazione radioattiva del territorio: il monitoraggio aereo, il monitoraggio al suolo e le analisi del terreno, dell’acqua e degli alimenti.

Queste indagini forniscono un quadro completo sull’inquinamento radioattivo prodotto dall’incidente e servono a compilare le mappe della radioattività, che consentono a tutti di visualizzare, in modo semplice e immediato, i livelli di contaminazione radioattiva del territorio.

I dati di monitoraggio sono dunque molto preziosi e sono gli elementi di base con cui si ricostruisce la realtà invisibile della contaminazione radiologica.
Avere un’idea su come vengono raccolti e usati può essere utile per riconoscere e leggere i vari tipi di mappe della diffusione delle radiazioni.

Monitoraggio aereo
Le misure aeree vengono effettuate da velivoli attrezzati (generalmente militari o di istituzioni preposte) e danno un quadro definito e generale delle dosi di radiazione, con una copertura completa delle aree esaminate, anche se molto estese.

Monitoraggio al suolo
Le misurazioni al suolo (o ambientali) vengono effettuate dalle stazioni di monitoraggio fisse (poste tra 50 cm e un metro dal suolo) o con dosimetri mobili (contatori Geiger), con cui si misurano le radiazioni ad un’altezza generalmente compresa tra il suolo e 150 cm circa.
Rispetto al monitoraggio aereo e dalle stazioni fisse, il monitoraggio ambientale con i contatori Geiger è più indicato per individuare gli hotspot, le aree ridotte in cui la radioattività aumenta in relazione alle zone circostanti.

I dosimetri mobili possono essere montati sulle automobili nelle attività di monitoraggio estese e sono adatti a misurare le dosi di radiazione nei punti in cui le sostanze radioattive tendono ad accumularsi, come per esempio lo sbocco di un tubo pluviale, un accumulo di foglie morte, ecc.

Analisi di laboratorio
Le analisi dei campioni del suolo, dell’acqua e dei sedimenti fluviali e marini, forniscono un grado di accuratezza ancora più elevato nel monitoraggio della diffusione delle sostanze radioattive e delle conseguenze ambientali di un incidente radiologico.
Queste analisi vengono effettuate in laboratori specializzati da fisici, biologi e medici, e forniscono informazioni precise e dettagliate sul tipo e il grado di contaminazione radiologica.

A queste indagini si aggiungono quelle sugli alimenti, le persone e gli altri esseri viventi. Queste analisi, anche se molto importanti, sono però meno rilevanti ai fini dell’opera di mappatura delle radiazioni.

Geolocalizzazione
Ai fini della mappatura della contaminazione radiologica del territorio, tutte le misure delle dosi di radiazione rilevate devono essere associate ai dati di geolocalizzazione.
Quindi, ad ogni misura della radioattività devono corrispondere le coordinate geografiche del punto in cui è stata effettuata la misurazione.

Mappe
Una volta pubblicate, tutte queste analisi forniscono un quadro completo sull’estensione e il grado di contaminazione radioattiva prodotta da un incidente radiologico, come anche nel caso del disastro di Fukushima.
I dati del monitoraggio delle radiazioni costituiscono gli elementi di base con cui vengono redatte le mappe della radioattività.

La mappatura è costituita da diversi generi di mappe, come ad esempio proiezioni e previsioni sull’andamento della diffusione delle radiazioni, o mappe specifiche della distribuzione delle dosi di radiazione e della deposizione delle sostanze radioattive.

Tutte queste mappe si dividono in due tipi: tradizionali ed elettroniche.
Le mappe tradizionali, anche se pubblicate su Internet, sono statiche come le mappe di carta.
Le mappe elettroniche si distinguono invece per il fatto di essere navigabili e interattive. Alcune mappe elettroniche si aggiornano in tempo reale o con frequente regolarità man mano che ricevono i nuovi dati, che possono provenire da varie fonti.

La mappatura delle radiazioni di Fukushima
Dall’opera di mappatura della radioattività diffusa dall’incidente di Fukushima è emerso, già poche settimane dopo l’inizio della crisi, che le sostanze radioattive si sono sparse al suolo a macchia di leopardo in un raggio di circa 250 km intorno alla centrale nucleare Fukuashima Daiichi. L’area più colpita dall’inquinamento è compresa nella zona di esclusione di 30 km con propaggini che si estendono fino a 70 km circa dalla centrale.

Se si considera in quanto tempo è stata realizzata, l’attività di monitoraggio delle radiazioni diffuse dall’incidente di Fukushima è, per quel che ne sappiamo, la più grande opera del genere mai realizzata.
Anche le mappe compilate con i dati del monitoraggio, nel loro insieme, costituiscono la più grande opera di mappatura mai realizzata in tempi così brevi.

Si tratta di un’opera senza precedenti anche per il ruolo attivo assunto in questa circostanza da migliaia di funzionari e cittadini anonimi.
Infatti il monitoraggio al suolo può essere svolto da chiunque disponga di un dosimetro di buona qualità, sappia usarlo seguendo i criteri di misurazione condivisi dalla comunità scientifica, e ha l’opportunità di pubblicare le misure rilevate, associate ai dati di geo-localizzazione.


Pagine e articoli correlati:

  • Mappe della contaminazione radioattiva dell’incidente di Fukushima.
  • Unità di misura delle radiazioni.
  • Radiazioni e dosi.


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